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La famiglia allargata di Luca e Laura Russo, una maternità e paternità divina

Si può gustare il paradiso già sulla terra, se si ama e si fa del bene. E’ quello che Luca e sua moglie Laura hanno scelto in 23 anni di matrimonio, aprendo le porte della loro casa ad Assisi a tanti figli.

 

 

Rita Sberna (23.04.2021 11:24, Gaudium Press)La storia di Luca e Laura è raccontata in un libro Quanta Bellezza. Elogio dei Corpi Fragili e Cultura della Cura (Editore Sempre, 2021). I due coniugi hanno due figlie naturali, ma hanno accolto nella loro casa- famiglia una decina di bambini e ragazzi, tra cui anche alcuni di loro disabili gravi come Agnese, in stato vegetativo alimentata da peg.

La chiamata a diventare una famiglia “accogliente” per tutti

Luca e Laura sin da giovani (all’epoca avevano vent’anni) sentivano un grande desiderio quello di vivere una vita che fosse “piena di significato”. Volevano orientare le loro vite e scelte verso l’aiuto agli altri, donandosi e spendendosi verso chi aveva bisogno di “cure” fisiche e relazionali.

La storia di Agnese

Tra i vari bambini e ragazzi accolti da Luca e Laura c’è proprio la piccola Agnese che è stata abbandonata alla nascita in ospedale. Dopo qualche giorno è stato dichiarato lo stato di abbandono e così è partita la ricerca di una famiglia che si prendesse cura di lei. Luca e Laura decidono di “accoglierla e adottarla” nella loro mega e grande famiglia.

Dopo un mese di rianimazione in ospedale, i medici gliel’hanno consegnata come una bambina “a tempo di scadenza” proprio perché la piccolina aveva dei fratellini che all’età di un anno e mezzo non ce l’avevano fatta e anche per lei la vita era prevista massimo al raggiungimento di tre anni di vita.

Agnese ha una patologia molto complessa: non ha l’encefalo, non vede e non parla, non cammina insomma … è una condizione non semplice ma la bambina vede tramite gli occhi degli altri e i movimenti che chi le sta intorno le fa fare.

Luca e Laura si sentono profondamente indispensabili per lei proprio perché è una vita “dipendente” e la coppia Russo ha deciso di accoglierla e di amarla così com’è.

Un ex detenuto oggi volontario

In casa con i coniugi Russo vivono anche i genitori anziani di Luca e un ex detenuto ormai da più di dieci anni diventato un volontario.

Luca e Laura fanno parte della comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi ed è proprio lì che si sono conosciuti, da sempre la comunità si è impegnata ad andare a trovare le persone detenute nelle loro carceri. “La scelta nasce da un principio: i poveri che non riescono a venirci a trovare, li andiamo a cercare noi” riferisce Luca.

Così intorno agli anni 2000, Luca e Laura iniziano ad incontrare i detenuti in particolare del carcere di Spoleto. Alcune persone detenute avevano avuto la possibilità di vivere i loro “permessi premio” e così grazie ad esso alcuni detenuti hanno passato qualche giorno a casa di Luca e Laura e uno di loro, dopo aver concluso il percorso giudiziario, ha scelto di rimanere proprio in casa loro come volontario del progetto di accoglienza.

Abbracciare la “cultura della vita” e non quella della morte

La missione di Luca e Laura ha abbracciato la “cultura della cura” e non si sono mai tirati indietro davanti a nessun tipo di disabilità grave. Oggi però è più facile cedere alla “cultura dello scarto” e a tal proposito Luca Russo ha affermato che “la cultura dello scarto è una cultura molto semplicistica che nasce dal principio dell’individualismo e di egoismo dove ognuno vive la vita solo per se stesso occupandosi di se e della propria esistenza senza occuparsi o preoccuparsi dell’altro. Nella cultura dello scarto, si diventa un po’ i “passa carte dell’esistenza umana” e ci si limita a registrare il dolore o la storia dell’altro per poi archiviarla perché non interessa a nessuno.”

23 anni di storie anche drammatiche

Tra le varie vite e storie, Luca e Laura hanno accolto quella di Giuseppino, che era un bimbo che era stato operato a pochi giorni di vita a causa di una derivazione ventricolo peritoneale. La famiglia con grande dignità aveva capito che non avrebbe potuto occuparsene perché non aveva le risorse e gli strumenti per prendersene cura. Giuseppino è rimasto in ospedale per 4 anni, ha vissuto sopra un letto contorniato da medici e infermieri.

Giuseppino a causa della patologia che aveva non vedeva, non camminava e non respirava autonomamente, era alimentato in modo artificiale. Gli ultimi 5 anni della sua vita li ha vissuti in casa di Luca e Laura attaccato a dei macchinari con delle gravi difficoltà respiratorie; questo non ha impedito ai due coniugi, di portarlo a mare, in montagna e di fare una passeggiata in piazza ad Assisi insieme a lui.

Ogni 15 giorni si ammalava e faceva un ciclo di antibiotici, era una situazione molto grave, Giuseppino ha completamente dipeso dalle cure di Luca e Laura ma è stato anche bravo a fare vedere la vita da un angolatura particolare.

Di storie ce ne sono state tante e per i coniugi Russo non è semplice raccontarle tutte.

Continuano a prendersi cura di bambini e ragazzi che hanno patologie molto gravi, le loro nottate e i loro sacrifici non gli pesano perché è come se vivessero un tempo di “contemplazione e adorazione” come stare vicino al “respiro di Dio”.

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