La festa dell’Esaltazione della Santa Croce
La festa dell’Esaltazione della Santa Croce è stata istituita nel 320 dopo Cristo come celebrazione del recupero della Croce di Cristo sottratta dal re persiano Cosroe II.

Redazione (14/09/2026 16:42, Gaudium Press) La festa dell’Esaltazione della Santa Croce è stata istituita per celebrare il recupero della Croce di Cristo, che era stata sottratta dal re persiano Cosroe II e che fu recuperata dall’imperatore bizantino Eraclio, dopo quindici anni di conflitto. La croce tornò a Gerusalemme il 14 settembre, dando origine alla festa attuale.
Il dottor Plinio Corrêa de Oliveira affermava che la Croce, riservata come supplizio per i peggiori criminali e che costituiva la più grande umiliazione, rappresentava il culmine di tutte le umiliazioni che il Divino Salvatore volle subire in vita per la nostra salvezza.
Umiliazioni come la corona di spine, la canna che gli fu data, le beffe a cui Cristo volle sottoporsi; ma era la Croce l’umiliazione più alta.
La Croce rappresenta anche le molteplici umiliazioni che i cattolici, a imitazione di Cristo, avrebbero subito da parte degli empi nel corso dei secoli. Noi cattolici dobbiamo accogliere tali umiliazioni con orgoglio, poiché questa è una delle beatitudini: «Beati voi quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno e diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia…» (Mt 5, 11). La Croce è il simbolo di tutte queste persecuzioni.
Da simbolo della più grande umiliazione a quello del più alto onore
Ma la croce, proprio per la dignità divina del Figlio di Dio che la portò con estrema dignità e che vi fu crocifisso, divenne motivo di onore: è il simbolo di ciò che c’è di più sacro, di ciò che c’è di più santo, e per questo, nei tempi della fede, la croce era in cima alle corone, sugli stemmi dei nobili, era l’insegna utilizzata nelle onorificenze.
Allora, i cattolici presero il simbolo della massima umiliazione, subita da Cristo, e lo trasformarono nel simbolo del massimo onore. È l’orgoglio coraggioso, cavalleresco e soprannaturale con cui il mondo cattolico ha esaltato la Croce.
Pertanto, noi non solo dobbiamo esaltarla, ma glorificarla.
In un momento molto difficile della sua vita, mentre combatteva contro l’imperatore Massenzio, Costantino ebbe la famosa visione: vide nel cielo una croce, che recava un’iscrizione: «Con questo segno vincerai». Costantino vinse, concesse libertà alla Chiesa e, come affermava il dottor Plinio, «la Croce si ergeva così nel cielo e sarebbe rimasta definitivamente all’orizzonte del mondo, umiliando a sua volta i malvagi e umiliando anche i demoni». La Croce trionfava.
La Croce deve quindi costituire anche il nostro onore, non l’onore di essere umiliati, ma di accogliere l’umiliazione con orgoglio, persino con spirito di sfida nei confronti di chi ci umilia: noi cristiani siamo dame e cavalieri che si vantano di esaltare e glorificare la Croce di Cristo.
La Croce è anche il simbolo della nostra accettazione delle sofferenze che Dio, nella Sua saggezza, ci permette di affrontare in questa vita. Ma è anche il simbolo della speranza, poiché potremo portare le nostre croci con l’aiuto della grazia di Dio.
Attraverso la Croce si giunge alla Luce. Vale a dire, chi accetta con fiducia in Dio le croci di questa vita e chi, in mezzo a tali croci, invoca la grazia di Dio, è colui che vince nella vita e giunge alla luce, alla risurrezione, all’unione con Dio per tutta l’eternità.
Proviamo dunque orgoglio nell’esaltare lo strumento della nostra salvezza, la beata Croce di Nostro Signore Gesù Cristo.





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