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La Trasfigurazione di Nostro Signore

Sappiamo dai Vangeli sinottici che, dopo aver annunciato per la prima volta la Passione ai suoi apostoli e discepoli, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte.

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Redazione (06/08/2026 15:26, Gaudium Press) Sappiamo dai Vangeli sinottici (ovvero tutti tranne quello di San Giovanni) che, dopo aver predetto per la prima volta la Passione ai suoi apostoli e discepoli, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e l’apostolo vergine e li condusse su un alto monte (cfr. Mt 17, Mc 9, Lc 9, 28 e segg.), che la tradizione identifica come il monte Tabor, nella Bassa Galilea, a ovest del mare di Galilea. Nella zona è considerato un monte alto, con circa 600 metri sul livello del mare.

Lì Gesù Cristo «si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce» (Mt 17, 2). Apparvero anche Mosè ed Elia e parlavano con il Salvatore.

San Pietro rimase così entusiasta dall’evento, così incantato dall’atmosfera circostante, che sognò di vivere lì «per sempre»: suggerì generosamente di costruire tre tende, non per gli apostoli, ma per il Signore e i due profeti. Ma il Padre Eterno non lasciò che San Pietro finisse di pronunciare queste parole quando «una nuvola luminosa li coprì, e dalla nuvola si udì una voce che diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo”» (Mt 17, 5). Gli apostoli si prostrano con il volto a terra, provano grande timore; poi vengono toccati e sollevati dal Signore.

San Tommaso spiega alcune delle ragioni della Trasfigurazione

San Tommaso afferma che, poiché il Signore aveva già spiegato loro che il cammino, anche il suo, sarebbe stato aspro, difficile, faticoso, «era opportuno che manifestasse ai suoi discepoli la gloria della sua luce, che è la stessa cosa che trasfigurarsi, poiché in questa luce trasfigurerà i suoi».

In altre parole, Dio Nostro Signore non nascondeva loro che tutti, seguendo il Suo esempio, avrebbero dovuto portare la propria croce. Ma già all’inizio di quel cammino di dolore, il Signore li consolava e mostrava loro il premio della gloria futura. È l’atteggiamento materno di Cristo, che prevede, avverte, ma anche consola e rafforza.

Porta sul Tabor coloro che avrebbe poi condotto al Getsemani

Non fu nemmeno un caso che i tre che accompagnarono il Signore sul Tabor fossero gli stessi che dovevano stare accanto a Lui nella sua agonia al Getsemani: essi videro nella trasfigurazione la gloria celeste di Gesù, che cercava di prepararli per i successivi momenti di dure prove.

Questo ci offre anche un insegnamento: quando riceviamo grazie consolatrici, custodiamole come il tesoro più prezioso, poiché saranno fonte di forza nei momenti di dolore. Queste grazie devono confermarci nella fede e rafforzarci nei momenti in cui quella fede sembra essere smentita. Anzi, sapendo che dobbiamo portare la croce, le grazie del Tabor devono farci desiderare anche l’arrivo dei momenti di lotta e di sacrificio, confidando sempre nell’aiuto del Signore.

San Pietro ricorderà per sempre i momenti sul Tabor

Il primo Papa ricorderà per sempre la luce di Cristo sul Tabor. In una delle sue lettere afferma di non aver reso testimonianza di Gesù Cristo seguendo favole piene di immaginazione, ma perché è stato testimone oculare della sua maestà. Quella visione di Cristo trasfigurato ha prodotto per tutta la vita nell’apostolo Pietro l’effetto voluto dal Figlio di Dio: fiducia, perseveranza, poiché a coloro che perseverano è riservata alla fine la vittoria: «Lì vivrete con me trasfigurato per tutta l’eternità, lì avremo tutti le nostre tende».

Infine, sottolineiamo l’onore che Dio-Uomo ha voluto tributare a Mosè ed Elia. È anche la conferma che Egli era la continuazione di tutto l’Antico Testamento, il coronamento luminoso e divino di tutto il passato di grazie che Dio aveva inviato agli uomini.

Con informazioni fornite da Aciprensa

 

 

 

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