La visita del Papa all’ ambasciata americana per i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza degli USA
Il 4 luglio si è verificato un evento senza precedenti: Papa Leone XIV ha celebrato il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti presso la residenza dell’ambasciatore Brian Burch, a Roma.

Foto: Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede
Redazione (09/07/2026 14:58, Gaudium Press) Con un evento senza precedenti nella diplomazia vaticana degli ultimi cento anni, Papa Leone XIV — il primo pontefice della storia nato negli Stati Uniti — ha fatto visita, a titolo personale e privato, all’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, per celebrare il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana, il 4 luglio.
L’incontro, caratterizzato da semplicità, familiarità e dettagli tipicamente americani, rafforza il rapporto speciale del Successore di Pietro con la sua patria d’origine, senza compromettere l’universalità del suo ministero. Le impressioni sull’evento sono state condivise dallo stesso ambasciatore Burch durante alcune conversazioni con i giornalisti, tra cui Giacomo Gambassi, del quotidiano italiano L’Avvenire.
Una cena intima e tipicamente americana
L’invito era stato inviato circa due mesi fa e la conferma è giunta circa un mese fa. Il Pontefice, nato Robert Francis Prevost a Chicago nel 1955 e con un forte legame missionario con il Perù (di cui possiede anche la cittadinanza), è giunto alla residenza sul Monte Gianicolo (Villa Richardson) accompagnato solo dalla Gendarmeria Vaticana, a sottolineare il carattere pastorale e informale dell’incontro.
Durante le due ore e mezza trascorse insieme, Leone XIV ha condiviso con la famiglia dell’ambasciatore — composta dalla moglie Sara e dai loro nove figli — aneddoti sulle sue origini a Chicago, la sua vocazione missionaria e dettagli della vita quotidiana in Vaticano.
La cena ha avuto una chiara impronta nordamericana: tagliere di salumi all’americana, insalata di anguria, hot dog alla maniera di Chicago, torta di mele e gelato.
La benedizione del cibo è stata recitata «all’americana», con tutti seduti a tavola, seguita dall’emozionante esecuzione di God Bless America con i giovani e dalla firma di palline da baseball commemorative, recanti la data storica del 4 luglio 2026.
La famiglia ha donato al Papa una maglia della nazionale americana di calcio (poiché tifa per gli Stati Uniti ai Mondiali), un pallone commemorativo «Freedom 250» e una torta di mele fatta in casa.
Dialogo sul bene comune e chiare precisazioni
I giornalisti hanno sollevato la questione di possibili divergenze tra la retorica dell’amministrazione del presidente Donald Trump e la Dottrina sociale della Chiesa. L’ambasciatore Burch ha risposto con ottimismo: «La domanda non è se diventeranno amici, ma se ciò che il presidente persegue e ciò che il Papa auspica per il mondo possano convergere. E la mia risposta è sì!».
Tra i punti di convergenza citati figurano la ricerca della pace tra Russia e Ucraina, la non proliferazione nucleare, la stabilizzazione del Medio Oriente e la preoccupazione per la libertà religiosa e politica a Cuba e in Venezuela.
Un tema delicato ha riguardato la recente visita del Papa all’isola di Lampedusa. porto d’approdo italiano di molti migranti.
Leone XIV ha chiarito all’ambasciatore che non si trattava di una critica velata alla politica migratoria degli Stati Uniti, bensì di un appello pastorale globale di fronte al dramma delle migrazioni, che interpella in modo particolare l’Europa. Il Pontefice ribadisce i principi della dignità umana e dell’accoglienza, ma riconosce che le questioni concrete relative al controllo delle frontiere rientrano nella prudenza politica di ciascuna nazione sovrana.
L’affetto di un Papa universale per la sua terra natale
Sebbene per il momento non sia in programma un viaggio apostolico negli Stati Uniti — per evitare interpretazioni di preferenza e dare priorità all’universalità del suo ministero in regioni con maggiori necessità pastorali —, l’ambasciatore Burch ha descritto con emozione l’animo del Papa: «Egli nutre un affetto sincero e un rispetto assoluto per la sua terra natale… la comprende in modo naturale e la ama sinceramente».
A riprova di ciò, nel messaggio ufficiale del 4 luglio, Leone XIV ha sottolineato i sacrifici dei soldati americani durante la Seconda guerra mondiale, conflitto in cui il suo stesso padre combatté in terra europea. La sua formazione agostiniana, l’esperienza missionaria in Perù e le sue origini nordamericane lo rendono un pontefice dalla visione davvero unica: radicato nell’identità nazionale, ma con un cuore universale.
Questo storico incontro dimostra che la fedeltà alle radici e l’amore per la patria non contraddicono, ma arricchiscono la missione di guidare la Chiesa cattolica con un cuore universale.



lascia il tuo commento