Le origini della festa del Corpus Domini
Un miracolo prodigioso è all’origine della tradizionale Festa del Corpus Domini, celebrata solennemente in tutto il mondo cattolico. «Sebbene ogni giorno, durante la Messa, rinnoviamo il ricordo dell’istituzione di questo Sacramento, riteniamo tuttavia opportuno che esso sia celebrato in modo più solenne almeno una volta all’anno, per confondere in modo particolare gli eretici» (Papa Urbano IV).

Redazione (04/06/2026 14:41, Gaudium Press) Nel lontano anno 1263, un sacerdote di nome Pietro, originario di Praga secondo la tradizione, era in cammino verso Roma. Sentendosi fortemente tentato nella sua fede sulla reale presenza di Cristo nell’ostia consacrata, stava compiendo un pellegrinaggio per rinvigorire la sua fede vacillante, poiché la sua identità sacerdotale era in gioco in quel tormentato periodo della sua vita. Avvicinandosi a Bolsena, decise di entrare in città per inginocchiarsi davanti alla tomba di Santa Cristina — martire dei primi secoli del Cristianesimo, della quale era molto devoto — e lì celebrare l’Eucaristia.
Durante la Messa, gli tornò in mente l’atroce dubbio che lo tormentava, e chiese con insistenza l’intercessione della Santa per ottenere quella stessa forza nella fede che l’aveva portata ad affrontare il martirio.
Al momento della Consacrazione, tenendo l’ostia tra le mani, pronunciò le parole rituali: «Questo è il mio Corpo…». Immediatamente avvenne il miracolo: l’ostia assunse una tonalità rossastra e cominciò a sgocciolare sangue, che cadde copiosamente sul corporale. Anche i fedeli presenti poterono contemplare l’evento e, sbalorditi, ne commentarono vivacemente.
Come proseguire la celebrazione dopo questa impressionante manifestazione divina? Al sacerdote mancò il coraggio. Pieno di immensa gioia e, al tempo stesso, di grande commozione, interruppe la Messa, avvolse nel corporale le specie eucaristiche e si diresse verso la sacrestia.
Il suo tormentoso dubbio era svanito, sentiva l’anima colma di fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e il cuore traboccante di gratitudine verso Dio e la sua santa intercessora.
Superati i primi momenti di forte emozione, decise di recarsi senza indugio a comunicare il miracolo al Papa Urbano IV, che allora risiedeva temporaneamente nella vicina città di Orvieto. Desiderava inoltre confessare al Vicario di Cristo il proprio peccato di dubbio e chiedergli l’assoluzione.
Indagini e conferma del miracolo
Con tutta la sua paterna benevolenza, il Pontefice lo ricevette, insieme ai chierici e agli altri testimoni del miracolo. Dopo aver ascoltato con attenzione tutti i dettagli dell’accaduto, decise di inviare a Bolsena una commissione guidata dallo stesso Arcivescovo di Orvieto — si dice che ne facessero parte San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura — incaricata di effettuare un’accurata indagine sui fatti e, se il miracolo fosse stato confermato, di portare le preziose reliquie al suo cospetto.
Dopo accurate verifiche, la commissione concluse che si era effettivamente verificato un miracolo. Si formò allora una splendida processione per accompagnare le inestimabili reliquie. Vi partecipavano i dignitari e una moltitudine di fedeli della città di Bolsena, che agitavano rami d’ulivo. Ad accoglierla giunse da Orvieto un’altra processione, composta dal Papa, dalla sua corte, dai membri del clero e da un folto popolo.
Urbano IV si prostrò in ginocchio a terra per ricevere la Sacra Ostia avvolta nel corporale di lino intriso del Preziosissimo Sangue del nostro Redentore. Subito dopo, tutti si diressero verso l’antica cattedrale. Lì, le Sacre Specie e il corporale furono mostrati al pubblico esultante di gioia ed emozione, prima di essere conservate nel tabernacolo.
Come tutta la Chiesa, il Papa era a conoscenza del famoso miracolo di Lanciano, in cui l’ostia e il vino consacrati si erano trasformati in carne e sangue visibili e tangibili, conservandosi così, senza decomporsi, fin dall’VIII secolo. Inoltre, era stato confidente di Santa Giuliana di Mont Cornillon, la quale, in visioni mistiche, aveva ricevuto dal Cielo l’incarico di trasmettere alla Chiesa il desiderio divino di includere nel Calendario Liturgico una festa in onore dell’Eucaristia.
Santa Giuliana di Mont Cornillon
Nel 1208, all’età di soli 16 anni, Giuliana era stata oggetto di una singolare visione: un disco bianco splendente, simile alla luna piena, con uno dei lati oscurato da una macchia. Dopo alcuni anni di intensa preghiera, le fu rivelato il significato di quella luminosa «luna incompleta»: essa simboleggiava la Liturgia della Chiesa, alla quale mancava una solennità in lode del Santissimo Sacramento. Santa Giuliana di Mont Cornillon era stata scelta da Dio per comunicare al mondo questo desiderio celeste.
Trascorsero più di vent’anni prima che la pia monaca, vincendo la riluttanza derivante dalla sua profonda umiltà, decidesse di adempiere alla propria missione, riferendo il messaggio che aveva ricevuto. Su sua richiesta, furono consultati diversi teologi, tra cui padre Jacques Pantaléon — futuro vescovo di Verdun e patriarca di Gerusalemme —, il quale accolse con entusiasmo le rivelazioni di Giuliana.
Trascorsi alcuni decenni, e già dopo la morte della santa veggente, la Divina Provvidenza volle che egli fosse elevato al Soglio Pontificio, nel 1261, con il nome di Urbano IV.
Istituzione della Festa del Corpo del Signore
E, ora, di fronte a quanto accaduto a Bolsena, non restava più alcun dubbio a Urbano IV su ciò che doveva fare.
Così, l’11 agosto 1264, con la bolla Transiturus de Hoc Mundo, istituì la Festa del Corpus Domini, estendendo a tutto il mondo cristiano il culto pubblico della Santa Eucaristia, che era celebrato solo in alcune diocesi, influenzate da Santa Giuliana.
Cinquant’anni più tardi, papa Clemente V rese obbligatoria la celebrazione di questa Festa dell’Eucaristia. E il Concilio di Trento, a metà del XVI secolo, ufficializzò le processioni eucaristiche, come azione di grazie per il dono supremo dell’Eucaristia e come manifestazione pubblica di fede nella presenza reale di Cristo nell’Ostia Sacra.
Era così istituita in tutta la Chiesa la «Festa in cui il Popolo di Dio si riunisce attorno al tesoro più prezioso ereditato da Cristo, il Sacramento della sua stessa Presenza, e Lo loda, Lo canta e Lo porta in processione per le vie della città» (Giovanni Paolo II, Omelia durante la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, 14/6/2001).
Per custodire le preziose reliquie del miracolo di Bolsena, la pietà cattolica fece realizzare uno splendido reliquiario e, in seguito, erigere la bellissima Cattedrale gotica di Orvieto, la cui facciata colorata è ancora oggi oggetto di ammirazione da tutto il mondo.
Di P. David C. Francisco, EP





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