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Leone XIV all’Angelus: grazie delle preghiere, ho sentito la vicinanza agli infermi

Leone XIV ha presieduto la preghiera dell’Angelus, riprendendo così gradualmente le sue attività.

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Foto: Vatican News/ Vatican Media

Redazione (19/10/2026 15:11, Gaudium Press) A meno di una settimana dall’intervento chirurgico ai polmoni effettuato il 13 ottobre, Papa Leone XIV è apparso domenica 18 ottobre alla finestra dei suoi appartamenti pontifici per recitare l’Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Era la stessa finestra da cui, una settimana prima, aveva annunciato l’intervento, eseguito con successo presso l’Ospedale Gemelli di Roma.

Dopo cinque giorni di ricovero e un giorno dopo la dimissione, il Pontefice ha ringraziato calorosamente per le preghiere ricevute: «Desidero ringraziare tutti coloro che, in questi giorni, hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie!». Ha inoltre espresso particolare riconoscenza ai medici, agli infermieri e a tutto il personale della Policlinico Gemelli.

«Questa esperienza mi ha fatto sentire in modo particolare la vicinanza a tutti coloro che affrontano la malattia e una condizione di infermità», ha affermato. E ha aggiunto: «Superata questa fase delicata, come sapete, ora riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere».

Date a Cesare ciò che è di Cesare

Nella meditazione domenicale, Leone XIV si è concentrato sul Vangelo di San Matteo (Mt 22, 15-21), sottolineando una delle frasi più note di Gesù: «Date dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» (v. 21). Il Papa ha insistito sull’importanza di collocarla nel contesto originale.

Secondo il racconto di Matteo, la situazione era carica di tensione: i farisei si erano messi d’accordo con gli erodiani per cercare di cogliere Gesù in contraddizione e avevano mandato delle persone a interrogarlo su una questione controversa: «È lecito o no pagare il tributo a Cesare?».

La risposta del Maestro fu «astuta», poiché lo sottrasse alla trappola e svelò l’ipocrisia dei suoi interlocutori. Chiedendo la moneta del tributo (un denaro), Gesù domandò di chi fossero l’effigie e l’iscrizione. Quando udirono «Di Cesare», dichiarò: «Date dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio».

Vivere liberi da ogni sleale ambizione

Leone XIV ha spiegato che, in Gesù, contempliamo «un Dio che non teme la storia e che, al contrario, viene ad abitarvi». Il Regno di Dio, ha affermato, «non sottrae né le cariche né le responsabilità umane». Tuttavia, chiede che si viva «senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e da interessi ingiusti, ponendo al di sopra di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (cfr. Mt 6, 33).

Il Papa ha inoltre sottolineato l’elogio che gli stessi farisei, nonostante le cattive intenzioni, hanno rivolto a Gesù: «Maestro, sappiamo che sei sincero e che insegni la via di Dio secondo la verità, senza lasciarti influenzare da nessuno, poiché non guardi alla condizione delle persone» (v. 16).

Concludendo la riflessione, Leone XIV ha definito il profilo di chi «rende a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio»: «essere sinceri, senza servilismo né ipocrisia, liberi per il bene». E ha invitato: «Preghiamo il Signore affinché ci aiuti ad essere così», per «intercessione della Vergine Maria».

Dopo la preghiera dell’Angelus, il Papa ha anche ricordato la celebrazione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale, chiedendo preghiere affinché la Chiesa rimanga fedele al mandato di Cristo: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16, 15).

 

 

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