Magnifica Humanitas, l’enciclica di Leone XIV
Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, intitolata Magnifica Humanitas. O Babele o Gerusalemme: questo è il dilemma.
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Foto: Vatican Media
Redazione (25/05/2026 16:14, Gaudium Press) Papa Leone XIV ha presentato questa mattina, nell’aula del Sinodo, la sua prima enciclica, intitolata Magnifica Humanitas, sulla tutela della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Il documento, firmato il 15 maggio in coincidenza con il 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, offre un ampio approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa di fronte alle sfide dell’era digitale.
Il Papa ha dichiarato che il documento è nato dall’ascolto di varie realtà e dalla necessità di ‘disarmare l’IA’. Il pericolo – ha sottolineato – è quello di utilizzare queste immense possibilità dell’IA nell’industria bellica quindi la necessità di “ vigilare e utilizzare in positivo questi strumenti tecnologici”.
Una scelta decisiva
L’enciclica si apre con un’immagine forte: la magnifica umanità creata da Dio si trova di fronte a una scelta decisiva tra erigere una nuova torre di Babele o costruire la città dove Dio e l’umanità abitino insieme. Questo dilemma struttura l’intero documento e gli conferisce un tono profetico.
Per chiarire la questione, il Papa ricorre a due immagini bibliche. Babele rappresenta un progetto concepito prescindendo da Dio, sostenuto da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione; il suo risultato non è l’unità, ma la dispersione.
Di fronte a ciò, il racconto di Neemia mostra come la città di Gerusalemme rinasca non grazie all’iniziativa di una sola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani, in un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami ancor prima delle pietre.
Applicando queste immagini al presente, il Papa avverte che la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra costruire Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, lavora unito per erigere nuovamente le mura della convivenza fraterna.
Le grandi trasformazioni
Richiamando il linguaggio della Rerum novarum, il Papa identifica la digitalizzazione, l’IA e la robotica come le grandi trasformazioni che oggi interpellano la Chiesa. Egli sottolinea che la tecnica non deve essere considerata di per sé come una forza antagonista rispetto alla persona, poiché è un fatto profondamente umano legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo; ma sottolinea che mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa.
Una degli aspetti più incisivi del documento è la concentrazione del potere tecnologico nelle mani del settore privato. A differenza del passato, quando erano principalmente gli Stati a promuovere e orientare l’innovazione, oggi i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di azione superiori a quelle di molti governi, il che rende il potere tecnologico ancora più difficile da discernere, governare e orientare verso il bene comune.
La Dottrina Sociale, grande patrimonio della Chiesa
Il primo capitolo traccia un percorso attraverso il Magistero sociale da Leone XIII a Francesco, mostrando la continuità e il dinamismo di questa tradizione. La Dottrina sociale della Chiesa si presenta non come un manuale di norme da applicare, ma come un cammino di discernimento comunitario che nasce dall’incontro tra la verità eterna del Vangelo e le domande della storia, nutrendosi del contributo delle scienze, delle culture e delle esperienze umane.
Dignità umana e diritto alla vita
Il documento segnala come particolarmente insidiosa l’ideologia che suggerisce che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, attribuendo maggiore valore a chi è più efficiente e produttivo; in tale prospettiva, la persona finisce per ridursi a un mezzo per ottenere risultati e non è riconosciuta quale fine a sé stessa.
Di fronte a ciò, il Papa riafferma la dottrina della Dignitas: una dignità dai tratti infiniti, che si fonda in modo inalienabile sul proprio essere, spetta a ogni persona umana, al di là di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi. In questo contesto, il documento ribadisce che il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento fino al suo fine naturale, senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto, e che quando questo diritto fondamentale viene negato — come accade con l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia — ci troviamo di fronte a decisioni che la Chiesa giudica gravemente illecite.
Tecnologia, IA e la grandezza dell’umanesimo
Il terzo capitolo, dedicato direttamente all’intelligenza artificiale, ne riconosce il valore come strumento, ma traccia linee chiare. Il Papa mette in guardia dalle visioni transumaniste e postumaniste che promettono di superare i limiti della condizione umana, sottolineando che il vero «più che umano» non viene dalla macchina ma dalla grazia: l’umanesimo cristiano propone una pienezza che nessuna tecnologia può offrire.
Verità, lavoro e libertà sotto minaccia
Il quarto capitolo affronta tre beni fondamentali minacciati dalla trasformazione digitale. In materia di verità, il Papa chiede un’ecologia della comunicazione e un’alleanza educativa che includa un ruolo centrale per la scuola. Sul lavoro, ricorda che l’automazione e la disoccupazione tecnologica non possono essere valutate solo in termini di efficienza, ma a partire dalla dignità del lavoratore. E per quanto riguarda la libertà, denuncia le nuove forme di dipendenza digitale e la mercificazione della persona come autentiche forme di schiavitù moderna.
Contro la guerra e per la civiltà dell’amore
L’ultimo capitolo contrappone la “cultura del potere” alla “civiltà dell’amore”. Il documento denuncia la normalizzazione della guerra e della forza senza limiti, mette specificamente in guardia sull’uso dell’IA negli armamenti e sottolinea la crisi del multilateralismo. Di fronte a questo panorama, il Papa invita a disarmare le parole, a costruire la pace nella giustizia, a rilanciare il dialogo e ad assumere lo sguardo delle vittime.
Conclusione: il Magnificat come canto di speranza
Il documento si chiude sotto il segno del Magnificat di Maria. Leone XIV invita tutti — fedeli cattolici, cristiani e persone di buona volontà — a non temere di sporcarsi le mani nell’opera del nostro tempo, imitando Neemia: pregando, progettando con saggezza e lavorando con perseveranza, con Dio all’orizzonte e l’essere umano al centro delle decisioni.



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