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Metz, il Papa ai giovani “Non abbiate paura a formare famiglie ed essere artefici di pace”

Leone XIV esorta l’Europa a riscoprire le proprie radici cristiane per costruire la pace e il futuro.

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Foto: Vatican Media

Redazione (29/09/2026 09:46, Gaudium Press) Prima dell’intervento del presidente Emmanuel Macron e delle diverse autorità europee presenti, lunedì 28 settembre al Centro Congressi Robert Schuman di Metz, Papa Leone XIV ha pronunciato un discorso dedicato al futuro dell’Europa. Dalle radici cristiane del continente alla difesa della vita, dalla laicità alla pace, il Santo Padre ha delineato i contorni di un’Europa chiamata a riscoprire il proprio patrimonio spirituale per costruire il suo domani.

Nell’ultimo giorno del suo viaggio apostolico in Francia, Leone XIV ha scelto Metz, città storica,  nel cuore del continente e simbolo della riconciliazione franco-tedesca, per questo incontro dal titolo «Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità». Nel suo discorso, il Papa ha spiegato: «Sono molto lieto di trovarmi qui, in questa città storica, crocevia nel cuore del continente, per un incontro dal titolo evocativo: Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità».

Il titolo, secondo quanto affermato dallo stesso Pontefice, si ispira alla figura del Venerabile Robert Schuman, al quale ha reso un omaggio speciale in questo centro che porta il suo nome e nella regione della Mosella, dove Schuman visse, riposa e fu per molti anni deputato all’Assemblea Nazionale. «Fu da questa regione, con le sue vicissitudini nel XIX e XX secolo, che trasse l’ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa di oggi e di domani con la sua celebre Dichiarazione del 9 maggio 1950», ha affermato Leone XIV.

Le radici cristiane e monastiche

Il Papa ha intrapreso un «viaggio» attraverso le radici dell’Europa, affermando che essa va intesa, prima di tutto, come realtà culturale e storica. «Ancor prima di essere una realtà geografica, l’Europa va intesa come realtà culturale e storica». Ha aggiunto che non è possibile parlare d’Europa senza fare riferimento al cristianesimo.

Leone XIV ha messo in evidenza il ruolo di San Benedetto, proclamato Patrono d’Europa da San Paolo VI nel 1964, come «messaggero di pace, costruttore di unità, maestro di civiltà». Ha ricordato il ruolo dei monaci benedettini nell’aiuto ai poveri, nell’istruzione, nelle università, negli ospedali, nell’architettura, nelle scienze, nel diritto e nell’organizzazione di città e Stati. E ha affermato con vigore: «Senza queste fondamenta monastiche, la civiltà europea come la conosciamo non esisterebbe».

A Metz, grazie a San Crodegango e ad altri, prevalse uno spirito di fraternità benedettina, e da lì il canto gregoriano si diffuse in tutti i territori carolingi.

Citando lo stesso Robert Schuman, il Papa ha sottolineato: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura tra tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione». Ha inoltre ricordato le parole di Alcide De Gasperi sul «patrimonio comune europeo» e sulla morale unitaria che esalta la responsabilità della persona umana.

Laicità e collaborazione autentica

Riguardo al ruolo delle Chiese nelle società europee, Leone XIV ha fatto riferimento all’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che incoraggia «un dialogo aperto, trasparente e regolare» con le Chiese, nel rispetto dello status di cui godono negli Stati membri. Le istituzioni civili devono rispettare l’autonomia delle Chiese e promuovere la loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto. Questo punto è particolarmente importante per la Francia, dove la laicità è regolarmente oggetto di dibattito sulla visibilità del cristianesimo nella sfera pubblica. Egli ha chiarito: «La laicità che regola la vita degli Stati implica non solo il carattere aconfessionale delle istituzioni civili, ma presuppone un’autentica collaborazione tra le parti, nonché il rispetto dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto da parte delle autorità statali e comunitarie».

La pace non va confusa con un ingenuo irenismo.

Il Papa ha denunciato la ricomparsa della guerra anche in Europa: una nuova «inutile strage» che miete ogni giorno innumerevoli vittime civili. Ha insistito sulla necessità di un dialogo paziente, di coraggio nei negoziati e di disponibilità a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace. Il Papa non confonde la ricerca della pace con un ingenuo pacifismo. «La ricerca della pace in Europa, come nel resto del mondo, non va confusa con un ingenuo irenismo». Insiste, tuttavia, sulla necessità di dare priorità al dialogo, al rispetto del diritto internazionale e al negoziato, anziché considerare l’accumulo di armamenti come una risposta sufficiente alle minacce contemporanee. «Bisogna però guardarsi dall’illusione del riarmo». Promuovere la pace, secondo lui, è un compito attivo, e non basta semplicemente «contenere l’emorragia della guerra».

A quanto sosteneva Schuman, l’Europa è un continente che predilige il dialogo alle armi e si fonda sul rispetto del diritto internazionale e sul principio del pacta sunt servanda (gli accordi vanno rispettati). Leone XIV ha lamentato che «oggi i rapporti umani e i rapporti tra gli Stati stanno diventando sempre più barbari. Il valore della parola è disprezzato; al contrario, menzogne e inganni sono fonte di orgoglio».

Accoglienza e integrazione

Per quanto riguarda le migrazioni, il Papa ha ricordato la necessità di percorsi legali e sicuri per proteggere le persone in fuga da guerre e persecuzioni, per combattere i trafficanti e per offrire seri processi di accoglienza e integrazione. Ha sottolineato: «Accogliere una persona significa integrarla come se fosse parte della propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e la sua sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie». È un incontro tra popoli e culture che richiede la riscoperta creativa delle radici e l’ascolto attento dell’altro.

Ultimo appello ai giovani.

Leone XIV ha riservato la conclusione ai giovani, chiamati a costruire l’Europa di oggi e di domani. Li ha incoraggiati a diventare artefici della pace, ad amare la vita, a formare famiglie e a difendere la dignità di ogni persona. Citando Schuman, ha auspicato che l’idea di un’Europa riconciliata, unita e forte diventi il motto delle nuove generazioni. E li ha esortati:

«Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere responsabilmente la missione di costruire la pace nei vostri cuori, nelle vostre relazioni, nelle vostre famiglie, nelle scuole e nelle università, nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta Europa. Non cedete alla logica della violenza e dell’oppressione. Amate la vita in ogni istante e non temete il futuro!

Non abbiate paura a formare una famiglia, ad avere figli, a difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel grembo materno fino all’ultimo respiro. Non abbiate paura a lavorare instancabilmente, anche attraverso l’impegno politico, per il bene delle vostre comunità.

Siate costruttori di comunità! E, con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a prosperare e a ispirare il mondo intero!».

Il discorso di Metz, disponibile integralmente sul sito ufficiale della Santa Sede, dipinge il quadro di un’Europa la cui profonda identità non si riduce a istituzioni o confini, ma si nutre di una viva eredità spirituale. Rivolgendosi ai giovani e invitandoli a essere costruttori di comunità e difensori della vita dal primo all’ultimo respiro, Leone XIV ha affidato alle nuove generazioni la missione di far fruttificare queste radici in tempi segnati da conflitti e incertezze sul futuro del continente.

 

 

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