Mozambico: i terroristi islamici distruggono una chiesa storica cattolica
Oltre alla chiesa incendiata, è stata distrutta, la casa dei Padri Scolopi e l’asilo nido. La violenza jihadista continua a Cabo Delgado, in Mozambico.
Foto: Diocesi di Pemba/ Facebook
Redazione (04/05/2026 15:42, Gaudium Press) La diocesi di Pemba, nel nord del Mozambico, è stata ancora una volta bersaglio della violenza jihadista. Nel pomeriggio di giovedì 30 aprile, i terroristi hanno attaccato il villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, incendiando la storica Parrocchia di San Luigi di Montfort, sede dei Padri dell’Ordine Religioso delle Scuole Pie, noti come Padri Scolopi, e l’asilo locale. L’attacco ha causato grande sgomento nella comunità cattolica della regione.
Come riferisce il vescovo di Pemba, mons. António Juliasse Ferreira Sandramo, i terroristi sono arrivati intorno alle 16:00, hanno fatto irruzione nella chiesa — simbolo della presenza cattolica nella regione dal 1946 — e l’hanno completamente distrutta, riducendo il luogo di culto in macerie. “Una scena di vero terrore. Tutto è stato raso al suolo» ha riferito il prelato in un messaggio inviato alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN).
Durante l’attacco, alcuni civili sono stati catturati e costretti ad ascoltare discorsi di incitamento all’odio. I missionari Scolopi sono stati avvisati in tempo e sono riusciti a lasciare il luogo prima dell’arrivo degli insorti; sono tutti al sicuro. Tuttavia, la comunità locale rimane sotto shock.
La suora italiana Laura Malnati, provinciale delle Missionarie Comboniane in Mozambico, ha confermato i fatti al quotidiano cattolico italiano Avvenire. «Hanno dato fuoco agli edifici del villaggio», ha raccontato la suora, ancora sconvolta. Oltre alla chiesa, sono state distrutte diverse abitazioni e strutture parrocchiali.
Il terrore continua da otto anni
L’insurrezione jihadista a Cabo Delgado, guidata principalmente dal gruppo Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a — affiliato allo Stato Islamico —, persiste dall’ottobre 2017. In oltre otto anni di conflitto, la violenza ha già causato più di 6.200 morti e oltre 1,3 milioni di sfollati, secondo i dati aggiornati. Solo nel 2025, più di 110.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
Dall’inizio della crisi, almeno 117 chiese e cappelle sono state distrutte nella diocesi di Pemba. L’attacco alla parrocchia di San Luigi di Montfort si aggiunge a questa tragica lista. Nel dicembre 2025, durante la visita del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, Mons. Juliasse aveva riferito che oltre 300 cattolici erano stati assassinati nella regione, molti per decapitazione, tra cui catechisti e laici.
Appello alla solidarietà internazionale
Mons. António Juliasse ha lanciato un forte appello alla comunità internazionale: «Chiediamo attenzione e solidarietà per le vittime di Meza. Da quasi nove anni, nella nostra diocesi cappelle e chiese vengono attaccate, distrutte e incendiate».
Nonostante la gravità della situazione e la quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica mondiale, il vescovo ha espresso speranza nella resilienza della fede del popolo mozambicano: «La fede di questo popolo di Dio non sarà mai bruciata; si ricostruisce ogni giorno!».
Povertà e ricchezze naturali
Cabo Delgado è una delle province più povere del Mozambico — paese che figura tra gli ultimi posti nella classifica della Banca Mondiale. Paradossalmente, la regione è ricca di minerali e possiede grandi riserve di gas naturale, attirando le imprese occidentali per lo sfruttamento delle risorse. Tuttavia, la violenza persistente ha impedito lo sviluppo locale e aggravato la crisi umanitaria.
L’insurrezione, inizialmente motivata da questioni socioeconomiche e religiose, si è evoluta in un ramo africano dello Stato Islamico, con tattiche di estrema violenza contro civili, forze di sicurezza e simboli religiosi.
La distruzione sistematica dei templi cristiani mira non solo a terrorizzare la popolazione, ma anche a cancellare i segni visibili della presenza cristiana in una regione a maggioranza musulmana, dove i cattolici rappresentano una minoranza.
La Chiesa cattolica continua a essere una delle principali istituzioni presenti nella regione e offre assistenza spirituale, materiale e psicologica alle popolazioni colpite, anche sotto costante minaccia.



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