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Nello Sri Lanka arrestati ventidue monaci buddisti per traffico di droga

Nei bagagli di questi monaci buddisti, gli agenti della dogana e dell’Ufficio antidroga della polizia hanno rinvenuto circa 110-120 chili di “Kush” (una potente varietà di cannabis) e di hashish, nascosti in scomparti segreti all’interno delle valigie.

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Foto: Kahutuwa/ Facebook

Redazione (27/04/2026 15:36, Gaudium Press) Nello stato dello Sri Lanka un gruppo di 22 monaci buddisti è stato arrestato all’Aeroporto Internazionale Bandaranaike, a Katunayake, lo scorso 26 aprile, nel tentativo di contrabbandare oltre 110 chili di sostanze stupefacenti.

Il caso ha sconvolto il Paese e ha suscitato una forte reazione da parte dei principali leader buddisti, che hanno chiesto l’espulsione di chiunque utilizzi l’identità monastica per attività criminali.

Gli indagati erano reduci da un viaggio di quattro giorni a Bangkok, in Thailandia, dove si erano recati il 22 aprile con biglietti aerei presumibilmente forniti da uno “sponsor”.

Nei loro bagagli, gli agenti della Dogana e dell’Ufficio Narcotici della Polizia hanno rinvenuto circa 110-120 chili di “Kush” (una potente varietà di cannabis) e hashish, nascosti in scomparti segreti nelle valigie. Insieme alla droga c’erano materiale scolastico e dolciumi, probabilmente in un tentativo di camuffamento.

Ciascuno dei coinvolti trasportava circa cinque chili della sostanza.

Il valore stimato del carico supera 1,1 miliardi di rupie cingalesi (circa 3,45 milioni di dollari). Le autorità considerano questo uno dei più grossi sequestri di Kush mai registrati nel principale aeroporto dello Sri Lanka. I 22 sospetti, per lo più giovani tra i 19 e i 28 anni, studenti di templi provenienti da diverse regioni del Paese, sono stati condotti davanti al Tribunale di Negombo e rimarranno in custodia cautelare per sette giorni ai fini delle indagini.

Reazione dei leader buddisti

I capi delle principali sette buddiste dello Sri Lanka (Siyam, Amarapura e Ramanna) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta lo stesso giorno, il 26 aprile, condannando con veemenza l’abuso della veste monastica.

Hanno affermato che condurranno indagini interne e che coloro che saranno provatamente coinvolti,  saranno espulsi dall’ordine monastico. I leader buddisti hanno sottolineato l’urgente necessità di creare un meccanismo adeguato per indagare ed espellere chiunque utilizzi l’abito da monaco e l’identità religiosa per scopi illegali.

“Sottolineiamo che è essenziale che l’apparato statale intervenga con urgenza per definire le disposizioni legali necessarie a tal fine”, hanno affermato i leader. Hanno inoltre chiesto un’azione legale rigorosa contro le reti di traffico di droga che, con mezzi ingannevoli e organizzati, attirano giovani monaci verso attività criminali.

Contesto di una campagna nazionale

L’incidente si verifica nel mezzo della campagna nazionale antidroga “Una Nazione Unita” (A Nation United), lanciata nel 2025 dal presidente Anura Kumara Dissanayake in collaborazione con i leader delle principali religioni del Paese: buddista, cattolica, cristiana, indù e islamica. L’iniziativa mira a combattere il traffico e il consumo di droga attraverso un approccio unitario.

Sunimal Fernando, professore cattolico di Colombo, ha commentato a UCA News che, fino ad allora, era noto l’impiego di bambini e giovani donne nel contrabbando. “Ma ora ci sono prove evidenti che i trafficanti stanno reclutando leader religiosi”, ha affermato.

Le indagini proseguono per identificare i finanziatori, eventuali collegamenti internazionali e verificare se vi siano altre persone coinvolte. Nel frattempo, le autorità e i leader religiosi rafforzano l’impegno a proteggere l’integrità dell’ordine monastico e a combattere il flagello della droga nello Sri Lanka.

Con informazioni da UCAnews

 

 

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