Nigeria: il vescovo statunitense Cordileone ha ordinato 14 sacerdoti
L’ arcivescovo americano Cordileone ha ordinato 14 sacerdoti in Nigeria e ha dato risalto alla testimonianza africana per l’Occidente: «Il clero nigeriano soffre fino allo spargimento di sangue e, nonostante ciò, rimane gioioso nella fede».

Foto: Diocesi di Makurdi/ Facebook
Redazione (27/08/2026 16:32, Gaudium Press) Il 22 agosto, presso il Centro di pellegrinaggio Sesugh Maria, a Makurdi, nello Stato di Benue, in Nigeria, l’arcivescovo Salvatore Cordileone, dell’arcidiocesi di San Francisco (USA), ha presieduto l’ordinazione di 14 nuovi sacerdoti per la diocesi di Makurdi.
In un contesto segnato da una violenza continua contro le comunità cristiane, la celebrazione ha assunto i caratteri di una testimonianza e di un monito rivolto alla Chiesa universale.
Nell’omelia, Cordileone ha contrapposto la sanguinosa persecuzione subita dai cristiani nigeriani alla crisi spirituale che, egli ritiene, affligga le società occidentali.
«Oltre alla voce dell’Africa, l’Occidente ha bisogno anche della testimonianza dell’Africa, in particolare della testimonianza della Nigeria», ha detto. Per il prelato, Cristo chiama la Nigeria a santificare il mondo, e il sacerdote, identificandosi con Cristo come vittima nel senso più letterale del termine, adempie a questa chiamata in modo speciale.
L’arcivescovo ha riconosciuto la gravità della situazione locale: «Siete voi che state sacrificando le vostre vite per Nostro Signore; molti dei vostri fratelli e sorelle lo fanno letteralmente con il sangue, altri con la totale distruzione e lo sradicamento delle loro vite».
Mentre in Occidente la persecuzione si manifesta in forma interiore — isolamento, depressione, solitudine e ansia —, in Nigeria è concreta e mortale. Cordileone ha sottolineato l’aumento dei suicidi e un «malessere spirituale» nato da una cultura edonista incentrata sul benessere personale, capace di distruggere l’altro se necessario. L’Occidente, un tempo culla della civiltà cristiana, avrebbe perso la comprensione delle verità fondamentali, comprese quelle relative alla famiglia fondata sull’amore reciproco tra marito e moglie, diventando, secondo le sue parole, «senza vita e senza colore».
Il prelato ha inoltre criticato le pressioni esercitate dalle élite occidentali sull’Africa, attraverso pacchetti di aiuti subordinati alla promozione delle ideologie di genere o alla facilitazione dell’accesso ai contraccettivi e all’aborto. Ha elogiato la resistenza della Nigeria a queste «forze potenti» e ha esortato: «So che la pressione sui leader nazionali di questo continente è forte, ma noi occidentali, che difendiamo la verità di Cristo e della persona umana, guardiamo all’Africa affinché rimanga salda. Siamo con voi, vi sosteniamo e voi sostenete noi. L’Occidente ha bisogno della voce dell’Africa, e la voce dell’Africa non sarà messa a tacere!»
La diocesi di Makurdi si trova in una delle regioni più colpite dalla violenza.
I rapporti di organizzazioni come Global Christian Relief (GCR), nella loro Red List (lista rossa), collocano costantemente la Nigeria tra i paesi più pericolosi al mondo per professare la fede cristiana, in testa alle statistiche relative agli omicidi di cristiani da parte di gruppi estremisti islamici, tra cui Boko Haram, ISWAP e milizie fulani armate. Le stime indicano migliaia di morti all’anno e decine di migliaia dal 2009. Lo spostamento forzato è massiccio: Open Doors e altre organizzazioni descrivono la Nigeria come l’epicentro dell’esodo dei cristiani, con centinaia di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case e le fertili terre della fascia centrale del Paese.
Il vescovo di Makurdi, monsignor Wilfred Chikpa Anagbe, CMF, è stato una voce di spicco a livello internazionale. Egli ha già denunciato la situazione come un genocidio, affermando: «Nessuna nazione può assistere al massacro dei propri cittadini come se fossero animali e dire che non c’è nulla da fare». Nelle sue testimonianze dinanzi ai legislatori, anche al Congresso degli Stati Uniti, Anagbe ha descritto la chiusura di decine di parrocchie, i frequenti rapimenti di sacerdoti e religiosi, la distruzione di chiese e l’occupazione dei terreni. Egli stesso ha ricevuto minacce di morte. Attacchi come il massacro di Yelewata (giugno 2025), che ha causato la morte di oltre 200 persone — molte delle quali rifugiati interni ospitati da una missione cattolica — illustrano tale brutalità, e Papa Leone XIV ha pregato pubblicamente per queste comunità in diverse occasioni, invocando sicurezza, giustizia e pace.
Nonostante le sofferenze, la Chiesa in Nigeria continua a registrare un notevole fiorire di vocazioni. Il Paese viene spesso definito il «granaio delle vocazioni» dell’Africa, con migliaia di seminaristi e centinaia di ordinazioni ogni anno. I nuovi sacerdoti di Makurdi intraprendono un ministero segnato dal rischio reale del martirio, ma anche dalla gioia e dalla fedeltà. Cordileone li ha esortati a essere «amici e padri» del loro popolo, a diventare ponti e non ostacoli nell’incontro con Cristo, e a vivere l’amore dell’amicizia che libera e rallegra.
L’arcivescovo ha concluso con una nota di speranza: la Chiesa si rinnoverà grazie alla testimonianza del sangue nigeriano, mentre questi sacerdoti guidano il popolo nel «martirio interiore» — la morte a tutto ciò che impedisce una più perfetta identificazione con Cristo. Il clero nigeriano, ha osservato, soffre fino allo spargimento del sangue e, nonostante ciò, rimane gioioso nella fede.





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