Redemptionis Sacramentum prevede anche comunione in ginocchio e sulla lingua
Il caso argentino riporta l’attenzione sulla Redemptionis Sacramentum, secondo la quale nessun sacerdote o vescovo può negare la comunione a chi desidera riceverla in ginocchio o sulla lingua.

Foto: unsplash
Redazione (19/05/2026 12:27, Gaudium Press) Stando a quanto riportato dai media cattolici in Argentina, la Santa Sede sarebbe intervenuta per ricordare a due vescovi di quel Paese che i fedeli hanno il diritto di ricevere la Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua, alla luce delle numerose polemiche sorte in Argentina a causa delle restrizioni e delle correzioni pubbliche rivolte a coloro che tentavano di farlo in questo modo.
Chiarimento della Conferenza Episcopale Argentina
Secondo tali informazioni, il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha avuto dei colloqui con l’arcivescovo di Mendoza e presidente della Conferenza Episcopale Argentina, Marcelo Colombo, e con il vescovo di San Luis, Gabriel Barba.
Nel frattempo, don Máximo Jurcinovic, direttore dell’Ufficio Comunicazione della Conferenza Episcopale Argentina, ha segnalato che tale informazione «è totalmente falsa, non è stata ricevuta alcuna correzione [da parte del Vaticano] e non c’è stato nemmeno un dialogo in merito alla situazione in questione».
Le polemiche si sono inasprite dopo che Mons. Colombo nel 2025 aveva dichiarato pubblicamente che «in Argentina la comunione si riceve in piedi», facendo riferimento alle norme approvate dalla Conferenza Episcopale.
A Mendoza si è verificato inoltre un episodio controverso, nella Basilica di San Francisco: un frate avrebbe rimproverato diversi fedeli che tentavano di inginocchiarsi per ricevere la comunione. Secondo le informazioni riportate, a una persona sarebbe stata addirittura negata la comunione finché non avesse accettato di riceverla in piedi e sulla mano.
Favorire la comunione solo sulla mano
Nella diocesi di San Luis, il vescovo Barba ha anche promosso indicazioni per favorire la comunione sulla mano, specialmente tra i ministri straordinari dell’Eucaristia.
La misura ha attirato ancora più attenzione perché quella diocesi aveva rispettato il diritto dei fedeli a ricevere la comunione in modo tradizionale, sotto l’episcopato di mons. Juan Rodolfo Laise, noto difensore della comunione sulla lingua.
Redemptionis Sacramentum lo chiarisce
Del resto, il tema della ricezione della comunione è già stato trattato in un documento vaticano, non revocato, l’istruzione Redemptionis Sacramentum, pubblicata nel 2004 dalla Congregazione per il Culto Divino. Del resto, la Redemptionis Sacramentum non ha creato nuove leggi, ma ha raccolto la normativa precedente, sia del Messale Romano che del Codice di Diritto Canonico.
Il documento, pur stabilendo che è il Vescovo diocesano «il moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica» nella sua giurisdizione (n. 19) e che «in effetti, [spetta] al Vescovo diocesano, nella Chiesa a lui affidata e nei limiti della sua competenza, [di] emanare norme vincolanti per tutti» (n. 21), afferma anche che «il Vescovo deve sempre aver chiaro che non si toglie la libertà prevista dalle norme dei libri liturgici» (n. 21) e afferma espressamente che «ogni fedele ha sempre il diritto di scegliere se desidera ricevere la Santa Comunione sulla lingua» (92) e aggiunge che «non è lecito negare la Santa Comunione a un fedele, ad esempio, solo per il fatto di voler ricevere l’Eucaristia in ginocchio o in piedi» (n. 91)
È chiaro che molti cattolici, per la loro particolare e legittima sensibilità eucaristica, preferiscono ricevere la comunione in ginocchio e sulla lingua.
Il caso argentino è importante perché non si limita solo a quel Paese. In diversi luoghi, la ricezione della Comunione sta causando conflitti tra fedeli e celebranti, se non addirittura con la gerarchia, per cui alcuni chiedono già una nuova dichiarazione da Roma al riguardo, che chiarisca i diritti dei fedeli e i limiti del potere episcopale in materia.
Con informazioni da Religión en Libertad




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