Regina Coeli: la fede libera dall’ansia e ci rende fratelli
Leone XIV invita a coltivare la fraternità e non la competizione.
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Foto: Vatican Media
Redazione (03/05/2026 15:18, Gaudium Press) Nel Regina Coeli recitato a mezzogiorno in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha richiamato i fedeli a una verità centrale del tempo pasquale: Cristo non promette un privilegio riservato a pochi, ma un posto preparato per ciascuno nella casa del Padre. Commentando il Vangelo domenicale, il Pontefice ha ricordato le parole di Gesù agli apostoli durante l’Ultima Cena, quando annuncia che andrà a preparare un posto per i suoi discepoli. Alla luce della Pasqua, ha spiegato il Papa, quelle parole acquistano un significato pieno: non sono soltanto una consolazione davanti alla morte, ma una promessa di appartenenza e di speranza.
Il ‘posto’ che promette Gesù
Leone XIV ha sottolineato che, nel mondo in cui viviamo, spesso siamo attratti da ciò che appare esclusivo: luoghi riservati, esperienze per pochi, riconoscimenti capaci di farci sentire importanti. Gesù, invece, apre una prospettiva diversa: ciò che vale davvero non è il privilegio, ma la comunione. Il “posto” promesso dal Signore non è una conquista da strappare agli altri, né un segno di prestigio personale, ma il segno che ogni persona è attesa, riconosciuta e amata da Dio.
“La fede ci libera dall’ansia”
Da qui il cuore del messaggio del Papa: la fede libera dall’ansia di avere, ottenere, dimostrare continuamente il proprio valore. L’uomo, ha ricordato Leone XIV, spesso cerca per tutta la vita attenzione e riconoscimento, come se dovesse meritare il diritto di esistere agli occhi degli altri. Ma nel mistero di Dio ciascuno possiede già un valore infinito. Nessuno viene confuso con un altro, nessuno viene dimenticato, nessuno è perduto. In Dio, ha detto il Pontefice, ognuno può finalmente essere sé stesso.
Fraternità invece che rivalità
Il Regina Coeli è diventato così un invito a guardare la vita cristiana non come una competizione, ma come una fraternità. Dove il Risorto conduce l’umanità, la gratitudine prende il posto della rivalità, l’accoglienza cancella l’esclusione e l’abbondanza non genera disuguaglianza. Amarsi gli uni gli altri, secondo il comandamento nuovo di Gesù, significa anticipare già sulla terra qualcosa del cielo: una comunità in cui ciascuno scopre di essere unico proprio dentro una moltitudine di fratelli.
Riscoprire il Rosario
Dopo la preghiera mariana, il Papa ha poi rivolto il pensiero al mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria. Leone XIV ha invitato i fedeli a riscoprire la preghiera del Rosario, ricordando l’immagine di Maria nel Cenacolo, accanto agli apostoli, mentre custodisce il fuoco della preghiera e dell’attesa dello Spirito Santo. A lei il Pontefice ha affidato in modo particolare due intenzioni: la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo.
Nel suo saluto finale, Leone XIV ha ricordato anche la Giornata mondiale della libertà di stampa, promossa dall’Unesco, richiamando l’attenzione sui giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza. Ha poi ringraziato l’Associazione Meter per l’impegno nella tutela dei minori contro la piaga degli abusi. Ma il filo spirituale dell’intero incontro è rimasto quello dell’affidamento: a Cristo, che prepara un posto per ciascuno, e a Maria, madre della Chiesa, perché accompagni il cammino dei credenti verso una fraternità più vera e una pace più concreta.



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