San Francesco di Assisi e ‘madonna Povertà’
Esempio vivente di distacco e di umiltà, San Francesco si distinse per la povertà di spirito: aveva il cuore libero da qualsiasi attaccamento, consapevole che la vita terrena è transitoria.
Redazione (04/10/2026 19:39, Gaudium Press) Negli ultimi bagliori del XII secolo, nel seno di una famiglia benestante della città di Assisi, venne alla luce un fanciullo inviato da Dio, il cui nome iniziale era Giovanni (cfr. Gv 1, 6).
Sua madre, una donna molto devota di nome Pica, gli aveva dato quel nome all’insaputa del padre, Pietro da Bernardone, poiché questi si trovava in viaggio d’affari in Francia. Alcuni autori raccontano che il padre, al suo ritorno da quel paese e dopo aver conosciuto il figlio, ne fu così felice da volergli dare il nome di Francesco, ovvero il «francesino» o «piccolo francese» in italiano.1 E, di fatto, fu con quel nome che venne conosciuto.
Un giovane dallo spirito forte e allegro
L’infanzia e la giovinezza di Francesco trascorsero nella più completa spensieratezza. Essendo figlio di un ricco mercante, ebbe sempre a disposizione molto denaro, che spendeva quasi senza pensarci. Dotato di un carattere molto generoso, godeva serenamente di tutto ciò che poteva in termini di buon cibo, abiti e beni personali.
Ben presto si notò che «apparteneva alla classe degli spiriti forti e allegri»,2 diventando rapidamente, grazie al suo costante entusiasmo, il leader dei suoi coetanei. Pur essendo uno spiritoso, era molto gentile e cortese con chiunque gli rivolgesse la parola; non insultava mai nessuno né pronunciava parole offensive, nemmeno quando veniva offeso. Viveva così circondato da amici, con i quali si divertiva in feste e passeggiate per la città, accompagnato da canti.
Ben presto brillò nel suo spirito anche la virtù della generosità. Rispondeva con immutabile sollecitudine a tutte le richieste dei poveri e dei bisognosi, arrivando un giorno a prendere l’impegno di non negare mai una richiesta che gli venisse presentata in nome del Signore.³ L’avarizia non trovò mai dimora nel suo cuore, forse come segno dell’enorme predilezione che la Provvidenza aveva depositato nella sua anima.
L’inizio della conversione
Fu proprio nel pieno di quella giovinezza frivola che Dio iniziò a rivelarsi a Francesco e a parlargli dal profondo del cuore. In due occasioni gli apparve in sogno; tali visioni, sebbene non avessero un chiaro carattere mistico, lo commossero profondamente e lo indussero a riflettere sulla vita che conduceva.
Il primo evento evidente della sua conversione avvenne una volta mentre camminava cantando, con i suoi compagni, per le strade di Assisi. Improvvisamente, si vide rapito dal Signore «e il suo cuore si riempì di tanta dolcezza che non poteva né parlare né muoversi, né sentire né udire altro che quella dolcezza, la quale lo allontanava talmente dai sentimenti mondani che, come egli stesso avrebbe poi detto, anche se fosse stato fatto a pezzi non avrebbe potuto muoversi da quel luogo»4.
Da quel giorno in poi qualcosa cambiò dentro di lui. «Cominciò a considerarsi vile e a disprezzare quelle cose che prima amava, sebbene non ancora pienamente, poiché non era ancora completamente distaccato dalle vanità di questo mondo»5.
Tuttavia, il cammino che la Provvidenza gli aveva tracciato non si presentava a lui con assoluta chiarezza. Desiderava la povertà sopra ogni cosa, ma poiché il suo cuore non trovava eco negli ambienti che frequentava, si asteneva dal chiedere consiglio agli altri al riguardo, se non a Dio.
La volontà divina si manifesta
Un giorno, mentre passava davanti alla chiesa di San Damiano, Francesco udì una voce interiore che gli ordinava di entrare a pregare. Obbediente, entrò nello spazio sacro e si mise a pregare davanti a un’immagine del Crocifisso, la quale, all’improvviso, iniziò a parlargli: «Francesco, non vedi che la mia casa è in rovina? Va’, dunque, e riparala»6.
All’inizio, il giovane convertito interpretò alla lettera la richiesta del Redentore e, con grande prontezza, riuscì a ristrutturare completamente quella piccola chiesa. Tuttavia, le parole di Cristo avevano una portata ben più ampia, che Francesco riuscì a comprendere solo col passare del tempo: egli doveva essere un rinnovatore della Santa Chiesa Cattolica, riportandola sulla retta via, dalla quale, purtroppo, si era allontanata.
Tale manifestazione divina fu di grande aiuto affinché il Poverello comprendesse la propria vocazione. La sua vocazione si manifestò definitivamente durante una Messa, quando udì dalle labbra del sacerdote le parole del Signore: «Non procuratevi né oro, né argento, né rame nella cintura; né borsa per il viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone» (Mt 10, 9-10). Udendo ciò, esclamò commosso: «Questo è ciò che desidero realizzare con tutto il cuore!».
Da quel momento in poi, «sapeva con assoluta certezza ciò che voleva, non esitò né dubitò più. […] Traboccante di gioia, tutta la sua anima anelava a seguire la parola del Signore e a metterla in pratica»7.
L’opposizione da parte della sua famiglia
Ora, come spesso accade a coloro che si dedicano con radicalità al servizio di Dio, la persecuzione non tardò a presentarsi nella vita di Francesco. Avendo deciso di abbandonare case, campi, padre, madre e fratelli per amore di Dio, ricevette subito la ricompensa promessa dal Salvatore: il centuplo, con le persecuzioni (cfr. Mc 10, 29-30).
Suo padre, Pietro da Bernardone, oppose una ferrea resistenza alla decisione del figlio di seguire Cristo. Un giorno, non sapendo più cosa fare per dissuaderlo dai suoi propositi, lo denunciò al vescovo con accese lamentele. Quest’ultimo, tuttavia, discreto e saggio, consigliò a Francesco di presentarsi nel suo palazzo e di rispondere alle accuse del padre. E così egli fece.
Il giorno stabilito si presentò davanti al vescovo. Dopo essere stato confortato dalle sue parole ardenti, il giovane santo assunse un atteggiamento inaspettato: si recò in una stanza vicina, si spogliò delle sue vesti e tornò nella sala per deporle, insieme a tutto il denaro che portava con sé, ai piedi del padre, in segno di piena rottura con il mondo. Pietro da Bernardone, sbalordito e in preda alla rabbia, raccolse gli effetti personali del figlio «impazzito» e se ne andò senza dire una parola.
Allora il prelato, con le lacrime agli occhi, si avvicinò al giovane e lo rivestì con il proprio mantello, nascondendo, nelle ampie pieghe di esso, la sua penosa nudità; in seguito, lo strinse forte al proprio cuore.8
A partire da questo episodio, San Francesco si unì per sempre a «Madonna Povertà». D’ora in poi sarebbe stato, per la cristianità del suo tempo, «il simbolo e il ricordo vivo di Cristo. […] Quando il mondo rischiava di diventare gelido, giunse l’ora di questo santo dell’amore. Egli merita il nome di “trasformatore del mondo”»9.
Perché «trasformatore del mondo»?
Per comprendere appieno lo spirito e l’opera di San Francesco è necessario considerare che l’umanità del XIII secolo era minata da una profonda crisi, radicata soprattutto negli strati più elevati della società, compreso lo stesso clero. Si registrava un «crescente entusiasmo per i piaceri del mondo, effetto diretto del miglioramento delle condizioni di vita e dello sviluppo delle relazioni interpersonali»¹⁰. Traducendosi immediatamente nei costumi, tale brama di godimento terreno si diffuse in tutte le classi sociali e diede libero sfogo agli eccessi del lusso e all’avidità di guadagno; di conseguenza, i cuori si allontanarono gradualmente dall’amore per il sacrificio e dalle aspirazioni di santità.¹¹
Francesco avrebbe rappresentato l’opposto di tale decadenza. Inoltre, la sua ammirazione per Dio nell’ordine dell’universo si sarebbe espressa in modo incomparabile nel famoso Cantico delle creature, «il nuovo sermone che il santo ordinò ai suoi discepoli di predicare in tutto il mondo, per conquistarlo all’amore di Dio»12.
I primi seguaci e la fondazione dell’Ordine
Una volta chiarita appieno la propria missione, Francesco iniziò ad annunciare la verità nel pieno ardore dello spirito di Cristo e invitò altri ad unirsi a lui nella ricerca della santità. Quando riuscì a radunare attorno a sé dodici discepoli, decise che da quel momento in poi si sarebbero chiamati Frati Minori. Il gruppo si riuniva attorno alla chiesa della Porziuncola, indossando sempre vesti umili.
Ispirato da Dio, il Poverello si recò a Roma allo scopo di ottenere da Innocenzo III l’approvazione della sua prima Regola, che prescriveva una povertà assoluta a imitazione della vita di Cristo e degli Apostoli. Il Santo Padre, che pochi giorni prima aveva visto in sogno la Santa Chiesa sostenuta miracolosamente da un ometto di statura minuta e dall’aspetto misero, riconobbe immediatamente San Francesco e gli concesse non solo l’approvazione che desiderava, ma ogni segno di benevolenza e ammirazione.
Nuova via di salvezza
Forti della benedizione e della protezione papali, i religiosi si recarono nelle città, a coppie, proclamando a tutti quella nuova via di salvezza che Dio si era degnato di rivelare al loro padre spirituale.
Nelle sue prediche, San Francesco possedeva «qualcosa di persuasivo che convinceva. […] Era un moralista inesorabile, che non taceva su nulla di ciò che gli sembrasse errato», e per questo suscitava «intorno a sé non solo ammirazione, ma anche timore: aveva in sé un po’ dell’anima terribile di San Giovanni Battista». Il suo discorso veniva paragonato «a una spada che trafiggeva i cuori».13

Quel grandissimo apostolato conquistò subito al servizio di Dio una giovane nobile di 17 anni di nome Chiara, la quale, rapita dalla santità di Francesco, decise di seguirlo con tutto il cuore. Divenne così la fondatrice del ramo femminile dell’Ordine.
In breve tempo furono così tanti coloro che si sentirono attratti dal carisma francescano che Francesco si vide costretto a fondare anche un Terzo Ordine, al quale sarebbero appartenuti nientemeno che San Luigi IX di Francia, Santa Elisabetta d’Ungheria e Santa Elisabetta del Portogallo.
Perseguitato dai suoi stessi discepoli…
Nonostante le numerose vittorie, il Santo di Assisi non sfuggì alla tragedia dei conflitti interni. Fu tradito da uno dei suoi discepoli più vicini, Elia da Cortona, che gli strappò dalle mani il governo dell’Ordine. Quel figlio infedele trascinò con sé altri e trasformò i Frati Minori in un’istituzione appariscente agli occhi del mondo, che ben presto occupò cattedre universitarie. Con immenso dolore nel cuore, Francesco dovette rinunciare alla sua opera più amata…
I discepoli ribelli contavano sul sostegno della curia romana, che giudicava la Regola evangelica di San Francesco troppo severa per essere osservata dai «più deboli». Lo stesso Pontefice sostenne, in un’occasione, che fosse necessario «pensare a coloro che sarebbero venuti dopo»14.
Un bel giorno, tuttavia, mentre camminava angosciato e timoroso per il futuro della sua «famiglia povera», gli apparve un angelo che gli fece questa promessa consolatrice: «Io ti dico, in nome di Dio: il tuo Ordine non cesserà mai di esistere, fino all’ultimo giorno»15.
Allontanato dalla guida della sua Opera, il Poverello decise di rifugiarsi nella solitudine, accompagnato solo da pochi fedeli discepoli. In quel periodo benedetto fu insignito della più grande grazia mistica della sua vita: ricevette dal Redentore stesso, nella sua carne, le sacre stimmate della Passione.
Gli ultimi anni su questa terra
Non mancava molto alla sua dipartita da questo mondo. Negli ultimi anni di vita era malato e, indebolito dalla dura ascesi e dalle stimmate, riusciva a malapena a camminare. Quando, all’età di 42 anni, sentì che la fine dei suoi giorni si avvicinava, benedisse la città di Assisi e chiese ai suoi discepoli di cantare una canzone a «sorella Morte». A lei si affidò, cantando, il 3 ottobre 1226.
(Tratto, con adattamenti, dalla rivista Heraldos del Evangelio, n. 207).
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1 Cfr. La vita di San Francesco d’Assisi. Noi che viviamo con lui… Assisi: Minerva, 2014, pp. 21-22.
2 JOERGENSEN, Johannes. San Francesco d’Assisi. Petrópolis: Vozes, 1957, p. 111.
3 Cfr. La vita di San Francesco d’Assisi, op. cit., p. 23.
4 Ibid., p. 27.
5 Ibid., p. 28.
6 NIGG, Walter. Francesco, il Frate Minore. In: L’uomo d’Assisi. Francesco e il suo mondo. Petrópolis: Vozes, 1975, p. 11.
7 Ibid., p. 14.
8 Cfr. JOERGENSEN, op. cit., pp. 104-105.
9 NIGG, op. cit., p. 19.
10 CROUZET, Maurice (a cura di). Storia generale delle civiltà. Il Medioevo. 2ª ed. San Paolo: Difusão Europeia do Livro, 1958, vol. III, pp. 151-152.
11 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Rivoluzione e Controrivoluzione. 5ª ed. San Paolo: Retornarei, 2002, pp. 26-27.
12 FÉLIX LOPES, Fernando. Opuscoli di San Francesco d’Assisi. Braga: Editorial Franciscana, 1968, p. 139.
13 JOERGENSEN, op. cit., p. 211.
14 Cfr. NIGG, op. cit., pp. 34-35.
15 Ibid., p. 35.




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