San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti
Uomo povero e di scarsa intelligenza, San Giovanni Maria Vianney è diventato un esempio dell’Onnipotenza Divina grazie alla santità della sua vita e all’efficacia della sua opera. La Chiesa ne celebra la memoria oggi, 4 agosto.

Redazione (04/08/2026 17:11, Gaudium Press) La vita di San Giovanni Maria Vianney, uno dei più grandi santi del XIX secolo, presenta molti aspetti considerevoli.
Egli era, nei primi decenni del XIX secolo, un seminarista molto povero e, per di più, dotato di un’intelligenza notevolmente limitata. Dovette affrontare gli studi in seminario con uno sforzo straordinario e, per un certo periodo, si arrivò persino a dubitare della sua vocazione sacerdotale a causa di quella insufficienza intellettuale.
Si laureò a fatica — si può dire che ottenne il diploma di fine corso del seminario con appena il minimo — e, essendo un uomo così insignificante, dotato di così poche doti naturali, fu inviato dal suo vescovo in un minuscolo paesino del sud della Francia: il piccolo villaggio di Ars. Lì ebbe inizio la sua opera sacerdotale, che illuminò l’intera Europa e si diffuse poi nel Nuovo Mondo; in seguito, fu proclamato modello e patrono del clero.
Modello di sacerdote
Cosa contraddistingueva questo santo? Sebbene non possedesse alcuna delle qualità naturali necessarie per esercitare un sacerdozio straordinario, egli fu tuttavia un magnifico sacerdote, uno straordinario apostolo, un confessore dotato di un discernimento rarissimo, un predicatore che esercitava una profonda influenza sulle anime e, soprattutto, con un titolo che costituisce il fondamento di tutto il resto: fu il modello stesso del sacerdote.
Qual era il motivo dell’efficacia del suo apostolato?
Come ben disse Santa Teresina del Bambino Gesù, per l’amore nulla è impossibile, e chi ama veramente Dio Nostro Signore e la Madonna ottiene i mezzi per compiere ciò a cui la Divina Provvidenza lo chiama.
Un insegnamento dotato di potenza
Era un predicatore straordinario. Studiava le sue omelie, cercava di prepararle con cura. Non si avventurava nelle sfere più elevate della teologia, ma le sue omelie vertevano sui concetti catechistici comuni con cui un sacerdote istruisce il popolo.
Tuttavia, il santo Curato d’Ars insegnava con tanta devozione, intensità, fede e amore che tutto ciò che diceva diventava affascinante. E spesso, avendo una voce flebile – in quell’epoca non c’erano microfoni -, non riusciva a farsi sentire dalle folle che si accalcavano all’ingresso della chiesa e persino all’esterno. Ma, solo vedendolo e ascoltando una o due frasi da lui pronunciate, le persone si convertivano.
Vero martire del confessionale
Inoltre, fu un vero martire del confessionale, dov’era solito trascorrere ore intere ad ascoltare le confessioni. Possiamo immaginare cosa significhi per un sacerdote rimanere seduto in una vera e propria stanzetta buia, ad ascoltare i peccati delle persone e a impartire loro consigli, per ore e ore. Che tremenda penitenza rappresenta tutto ciò!
San Giovanni Maria Vianney era un sacerdote che seguiva il consiglio dato da Sant’Alfonso da Ligorio: ascoltava ogni confessione senza fretta, come se avesse solo quella persona da assistere, e lottava corpo a corpo con i peccati di quell’individuo.
Egli consigliava, insisteva; e quando la persona non aveva il proposito serio e sincero di emendarsi dai propri peccati, negava l’assoluzione. La situazione arrivava a tal punto che alcuni parrocchiani si recavano a confessarsi in altre parrocchie per ottenere l’assoluzione. Egli diceva: «Se altri sacerdoti vogliono mandarli all’Inferno… Io sono il loro parroco e non concedo loro l’assoluzione».
Dio in un uomo
Mons. Chautard, nell’«Anima di ogni apostolato», racconta questo episodio significativo: incuriosito dalla fama di San Giovanni Maria Vianney, un avvocato di Parigi si recò in visita nella cittadina di Ars per conoscerlo. Quando l’avvocato tornò a Parigi, gli chiesero:
— Che cosa ha visto là ad Ars?
Egli diede questa risposta, che è la più grande gloria che un uomo possa avere:
— Ho visto Dio in un uomo.
Vale a dire, si vedeva che Dio era in lui. Bastava che iniziasse a parlare perché le anime si commuovessero e si trasformassero; le conversioni che operava erano sorprendenti e numerosissime.
Dom Chautard chiede: «Perché il Curato d’Ars riusciva a convertire, pur essendo poco dotato intellettualmente, mentre altri sacerdoti così intelligenti spesso non convertono nessuno?
E risponde: «Egli conduceva una vita ricca di pensiero e di meditazione, un’intensa vita interiore. E proprio perché possedeva questa vita interiore, era pervaso e profondamente imbevuto delle dottrine che insegnava.
E quando parlava, le persone avevano la sensazione di avere un contatto vivo con le verità di cui egli era l’araldo. Possedeva il dono, il carisma della predicazione, e Ars divenne un centro di pellegrinaggio: proprio come nel caso dell’avvocato, persone provenienti da tutta la Francia, e anche da altre regioni d’Europa, si recavano ad Ars per vedere e ascoltare quel sacerdote».
Dopo un’intera giornata trascorsa in chiesa, iniziava la battaglia notturna contro il diavolo
Questo straordinario sacerdote trascorreva l’intera giornata in chiesa: sul pulpito, nel confessionale, all’altare. Si potrebbe pensare che, quando la sera tornava a casa, godesse di un buon riposo.
Eppure, proprio allora aveva inizio uno degli aspetti più singolari della sua vita: la battaglia notturna contro il diavolo.
I biografi di San Giovanni Battista Vianney raccontano che una volta egli fece un sogno in cui si vide giudicato da Dio, e il diavolo disse contro di lui:
«Bisogna punirlo, perché in quell’occasione era molto stanco e, passando vicino a una recinzione, mangiò due grappoli d’uva.»
In realtà, stava fuggendo dal servizio militare, poiché Napoleone obbligava i seminaristi a prestare servizio in guerra. E il diavolo aggiunse:
«Ladro! Ha mangiato due grappoli d’uva, deve essere punito!»
E san Giovanni Maria Vianney rispose:
«Lei mente, io non sono un ladro, perché in quel luogo ho lasciato il denaro corrispondente al prezzo dei grappoli d’uva, affinché il proprietario, passando di lì, potesse prenderlo.»
E quando veniva a confessarsi un’anima particolarmente soggiogata dal diavolo, questi iniziava a tormentare San Giovanni Maria Vianney già dalla notte precedente. In una certa occasione, appiccò il fuoco al suo letto, tanto che una parte del materasso rimase completamente annerita dalle fiamme. Fortunatamente, egli non riportò ferite.
Il demonio lo odiava perché sentiva che una delle sue vittime gli sarebbe stata strappata via dal santo. Il santo Curato d’Ars compiva penitenze, si flagellava, pregava per quelle anime, affinché le sue parole potessero poi essere portatrici delle grazie necessarie per operare la loro conversione.
Inoltre, condusse una vita di intenso digiuno e fece del suo confessionale un lungo martirio della propria esistenza.
Attribuiva i propri miracoli a Santa Filomena
Per accentuare ulteriormente il suo apostolato, la Provvidenza gli concesse il dono dei miracoli. Nella sua chiesa era conservata una reliquia illustre di Santa Filomena, martire. E prima di compiere un miracolo, diceva: «Preghiamo Santa Filomena!»
E quando il miracolo avveniva, affermava che fosse stata Santa Filomena a compierlo, per non attribuire a sé stesso la grazia e la gloria di aver operato il miracolo.
Rivelava il passato in modo miracoloso
Concludo ricordando un fatto straordinario, raccontato da una sua penitente. Una ragazza andò a confessarsi e San Giovanni Maria Vianney le disse:
— Figlia mia, si ricorda di essere stata in una certa occasione a un ballo?
Possiamo immaginare la sua emozione. E lui continuò:
— Si ricorda che, a un certo punto, entrò nella sala da ballo un giovane di bell’aspetto, elegante, perbene, e ballò con diverse ragazze?
— Sì, me lo ricordo.
— Ricorda di aver desiderato ardentemente che lui ballasse con lei?
— Me lo ricordo.
— Ricorda che il giovane non lo fece, e per questo lei lo guardò con una sorta di tristezza? E, nel momento in cui lui uscì dalla sala, guardando casualmente i suoi piedi, notò una luce blu che gli usciva dai piedi?
— Me lo ricordo.
— Quell’uomo era il diavolo, che aveva assunto sembianze umane e aveva ballato a questo ballo con diverse ragazze. Non le ha chiesto di ballare perché lei è Figlia di Maria e portava la Medaglia Miracolosa sul petto.
Stava rivelando un passato che non poteva conoscere; pertanto, ciò non poteva che essere vero. Si trattava di una rivelazione sbalorditiva. Si può immaginare l’atmosfera che si era creata nella piccola chiesa di Ars quando i pellegrini uscivano, alcuni convertiti, altri con il proprio passato svelato, tutti rigenerati e intenti a cantare lodi a San Giovanni Maria Vianney.
Plinio Corrêa de Oliveira
Tratto dalle conferenze del 10/7/1968, 22/5/1976, 6/10/1990





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