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San Giuseppe da Copertino , modello per i cattolici

Il 18 settembre la Chiesa celebra la memoria di San Giuseppe da Copertino. In che senso egli rappresenta un modello per i cattolici?

SaoJosedeCupertino

Redazione (18/09/2026 11:47, Gaudium Press) Se mai è esistito un uomo scarsamente dotato di qualità naturali, questi è stato Giuseppe da Copertino.

Al momento della sua nascita, a causa dei debiti del padre, i beni della sua famiglia furono pignorati e sua madre si trovò costretta a partorire in una stalla.

Figlio di artigiani, rachitico, cagionevole di salute, disprezzato da tutti, deriso dagli amici che lo chiamavano «Bocca Aperta», fu ripudiato anche dalla propria madre. Affetto da un’ulcera cancrenosa, trascorse l’infanzia in bilico tra la vita e la morte, finché non fu guarito da un religioso.

Era incapace di superare un esame; incapace di sostenere una conversazione; non riusciva a occuparsi di una casa né a toccare un piatto senza romperlo; aveva l’aspetto di una persona inutile e di chi può prestare ben pochi servizi.

Vita religiosa

Quando, in seguito, decise di abbracciare la vita religiosa, dovette affrontare grandi difficoltà. Entrò nell’ordine dei Cappuccini come converso, ma la sua incapacità naturale e la sua sensibilità soprannaturale sembravano unirsi per renderlo inadatto a ogni cosa. Si definiva «Frate Asino».

Mentre la sua goffaggine era evidente, la sua santità non veniva percepita da nessuno.

Alla fine i religiosi finirono per considerarlo assolutamente insopportabile. Rapito dall’estasi mentre si occupava del refettorio, faceva cadere piatti e vassoi, i cui frammenti gli venivano incollati sull’abito in segno di penitenza.

Serviva pane nero al posto del pane bianco. Per trasportare un po’ d’acqua da un luogo all’altro, gli ci volle un mese intero. Infine, ritenendo che non fosse adatto né ai servizi materiali né alla vita spirituale, lo allontanarono dal convento.

Espulso anche da altre case religiose, Giuseppe finì per essere ammesso nel convento di Grottella. In questo nuovo convento gli fu affidata la cura di un’asina.

Ordinato sacerdote

Sapeva a malapena leggere e scrivere e desiderava diventare sacerdote. Non riuscì mai a spiegare nessuno dei testi evangelici, tranne quello che conteneva le parole «beato il grembo che ti ha portato».

Durante l’esame per il diaconato, il vescovo aprì il libro dei Vangeli a caso e ordinò al candidato di commentare la frase «beato il grembo che ti ha portato».

Giuseppe fornì una spiegazione eccellente. Rimaneva l’esame per il sacerdozio. Ora, tutti i candidati, tranne Giuseppe, conoscevano la materia alla perfezione. I primi a sostenere l’esame lo fecero in modo così brillante che il vescovo interruppe la prova prima di aver esaminato tutti. E, ritenendo inutile proseguire, ammise in blocco coloro che rimanevano, tra cui Giuseppe.

Il 4 marzo 1628, Giuseppe divenne sacerdote, nonostante gli uomini e le circostanze, nonostante tutte le sue incapacità riconosciute, ma ormai dimenticate.

Essere efficienti

Quando qualcuno ama Dio con tutto l’impegno della propria anima, cerca di adempiere a tutto ciò che la sua vocazione gli impone di fare. L’uomo efficiente non è quello che fa qualcosa al di fuori della propria vocazione. Il colmo dell’inefficienza è agire al di fuori della propria vocazione personale.

L’ordine delle cose consiste nell’agire secondo i piani della Provvidenza. Chi “agisce” al di fuori dei piani di Dio, per quanto efficiente possa essere, più sbaglia!

Pertanto, un uomo deve chiedersi se sia in grado di compiere la volontà di Dio riguardo a sé stesso, oppure no.

Per compiere la volontà di Dio non occorre intelligenza, ma amore.

A chi agisce in questo modo, Dio mette a disposizione tutto il necessario per realizzare i Suoi disegni su quell’anima. Per questo motivo, prima ancora di cercare di conoscere i talenti di un uomo, occorre chiedersi se egli ami Dio e conosca i piani di Dio riguardo a se stesso.

Infatti, la Provvidenza a volte suscita uomini come San Tommaso d’Aquino o Beato Angelico, dotati di un’evidente capacità naturale; altre volte suscita un povero incapace come San Giuseppe da Copertino, il quale, poiché era un vero santo e rispondeva ai disegni della Provvidenza, compì l’opera di Dio.

Così, Dio fa risplendere tutti i Suoi santi, consentendo loro di compiere meraviglie superiori alle loro stesse energie, possibilità, talenti o capacità, poiché essi seguono le vie della Provvidenza e ne realizzano l’opera.

Ai due estremi della capacità umana, da San Giuseppe da Copertino a San Tommaso d’Aquino, i santi hanno sempre compiuto molto più di quanto la loro capacità naturale avrebbe permesso.

In Paradiso, sarà possibile vedere, fianco a fianco, San Giuseppe da Copertino e San Tommaso d’Aquino che venerano la Madonna e adorano Nostro Signore Gesù Cristo, intonando insieme inni, per tutta l’eternità

Abbandonato persino da Dio…

C’è ancora un altro aspetto interessante della vita di San Giuseppe.

La miseria materiale a cui si era condannato si complicò con una miseria interiore di tutt’altro genere: le consolazioni che lo avevano sostenuto fin dall’infanzia lasciarono il posto a un’aridità triste e cupa, che aumentava di giorno in giorno.

Egli scriveva a un amico: «Mi lamentavo molto di Dio, con Dio».

Avevo lasciato tutto per Lui, e Lui, invece di consolarmi, mi aveva abbandonato a un’angoscia mortale.

In questo brano si percepisce il valore dei beni spirituali rispetto a tutti gli altri. Era privato di tutti i beni terreni, eppure non se ne preoccupava. Dal momento in cui gli vennero a mancare le consolazioni spirituali, seppe ricorrere a Dio.

Un giorno, mentre piangevo, mentre gemevo — solo a pensarci mi sembra di morire —, un religioso bussò alla mia porta. Non risposi.

Entrò e disse: «Fratello Giuseppe, che cosa avete? Sono qui per servirvi. Guardate, ecco una tunica. Pensavo che non ne aveste una».

In effetti, la mia tunica era ormai a brandelli. Indossai quella che mi aveva portato lo sconosciuto e tutta la mia disperazione svanì nell’istante stesso. Nessuno riuscì mai a riconoscere il religioso che mi aveva portato la tunica.

La Sacra Scrittura dice: «Guardate i gigli del campo: non tessono né filano; tuttavia, Salomone, in tutto il suo splendore, non era vestito come loro».

Ebbene, che cos’è il sontuoso mantello di Salomone in confronto a quella tunica, portata in quelle circostanze, forse da un angelo del cielo?

Dal momento in cui gli fu restituita la consolazione, la vita di San Giuseppe fu una vera meraviglia.

Amare Dio e camminare nelle Sue vie: basta solo questo!

Quale lezione si può trarre dalla vita di San Giuseppe da Copertino?

Egli ha dimostrato ai secoli futuri che un uomo può essere altamente venerabile, nonostante possa essere considerato un emarginato. Per quanto disprezzato fosse, San Giuseppe possedeva l’unica cosa necessaria: camminare per le vie di Dio.

Questa realtà è una lezione di umiltà che ci aiuta a comprendere quanto diventi grande l’uomo che realizza i piani di Dio riguardo a se stesso, anche quando la natura non lo aiuta né contribuisce in alcun modo a ciò.

L’uomo efficiente e di successo è colui che adempie alla volontà di Dio.

Plinio Corrêa de Oliveira

Testo tratto, con adattamenti, dalle conferenze del 10/10/1968, 25/10/1968 e 26/10/1968)

 

 

 

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