San Luigi IX, re di Francia guidò le crociate
Oggi commemoriamo il grande re Luigi IX, il Santo. In un’epoca in cui la purezza delle intenzioni cristiane cominciava a vacillare, San Luigi riaccese il mito delle crociate.

Redazione (25/08/2026 17:18, Gaudium Press) San Luigi IX, re di Francia: un nome mitico che ci trasporta nella sfera dell’irreale-reale.
Nacque il 25 aprile 1214, nei pressi di Parigi, figlio di Luigi VIII e della grande Bianca di Castiglia. Questa donna spagnola di grande fede gli trasmise l’amore per la religione cattolica. Gli diceva che avrebbe preferito vederlo morto piuttosto che macchiato da un peccato mortale. Che tempi quelli… che, con l’aiuto del Cuore Immacolato della Vergine, torneranno.
All’età di 12 anni morì suo padre, il Re. E, in ottemperanza alle sue disposizioni, fu incoronato a quell’età, a Reims, sotto la reggenza di sua madre.
All’età di 20 anni sposò Margherita di Provenza, dalla quale ebbe 11 figli. Egli stesso, dopo aver recitato le Complete, li riuniva e raccontava loro le vite dei santi, incoraggiandoli alla virtù. Insegnò loro a pregare, a frequentare assiduamente la Messa, a recitare le ore liturgiche: una vera e propria istruzione religiosa completa. Recitava anche le ore canoniche, leggeva spesso la Sacra Scrittura e i Padri della Chiesa. Si confessava frequentemente e non permetteva che il confessore, in quella sede, lo chiamasse «Maestà», poiché affermava che lì il sacerdote non era un suddito, ma un padre, e lui, in quel luogo, non era un re, bensì un figlio.
Re benevolo, giudice giusto, si faceva amare e anche temere
Quando riceveva lamentele riguardo al comportamento scorretto di qualche magistrato, nominava giudici straordinari per esaminarne la condotta. Premiava i buoni servitori e puniva in modo esemplare quelli cattivi. Era benevolo, ma si faceva rispettare e temere.
Divennero famose le sue udienze nel bosco di Vincennes. Ecco come le racconta il suo biografo Joinville:
Spesso accadeva che, dopo la messa, si sedesse nel bosco di Vincennes, sotto una quercia, e ci facesse sedere attorno a lui. E tutti coloro che avevano una questione da risolvere, venivano a parlargli, senza ostacoli da parte delle guardie né nulla di simile. Allora chiedeva loro: «C’è qualcuno che desidera presentare una denuncia?». Coloro che avevano reclami da avanzare si alzavano. A quel punto diceva loro: «Tacete tutti, sarete ascoltati uno dopo l’altro». Quindi designava Monsignor Perronde Fonteinnes e Monsignor Geffroy de Villete [grandi giuristi] e diceva a uno di loro: «Risolva questa controversia». E quando percepiva qualcosa da correggere nelle parole di chi parlava a suo nome, o a nome di una delle parti, provvedeva egli stesso alla correzione.
A Joinville rimproverava di preferire commettere un peccato mortale piuttosto che contrarre la lebbra, poiché gli diceva che non era garantito, nell’ora della morte, un pentimento sufficiente per accedere alla pace con Dio.
Carità eroica
San Luigi visitava regolarmente un monaco affetto da lebbra e si narra che in un’occasione lo aiutò a mangiare, porgendogli pezzi di carne nella bocca devastata dalla malattia. Aiutava i poveri in modo esemplare.
Nell’agosto del 1248 partì alla volta di Aguas Muertas, porto francese, per guidare la VII Crociata. Nel giugno dell’anno successivo conquistò Damietta, in Egitto. Tuttavia, a seguito di errori commessi dai suoi subordinati, in particolare da suo fratello Roberto, e dopo aver affrontato la fame e la peste, cadde prigioniero nell’aprile del 1250. I suoi rapitori ammiravano il suo coraggio e la grandezza della sua anima.
Dopo aver pagato un ingente riscatto, cedette Damietta, poi partì per San Giovanni d’Acri (oggi Acri, in Israele) e rimase in Oriente per quattro anni, favorendo grandemente la causa cristiana.
Nella primavera del 1252 morì Bianca di Castiglia, il che lo indusse a tornare in Francia nel 1254.
Muore durante la sua seconda crociata
Nel luglio del 1270 partì per una nuova crociata, dirigendosi questa volta verso la Tunisia; conquistò facilmente Cartagine, ma ben presto, sotto il torrido sole africano, a causa delle scarse riserve d’acqua e delle pessime condizioni igieniche, l’esercito crociato fu decimato da un’epidemia. Tra i colpiti vi fu anche il re.
Alla vigilia della sua morte desiderò essere disposto in posizione di crocifissione, con le braccia aperte a forma di croce. Lo si sentiva mormorare: «Signore, entrerò nella vostra casa e vi adorerò nel vostro santo tabernacolo!». Morì il 25 agosto 1270.
Con informazioni tratte da Arautos.org





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