San Luigi Maria Grignion de Montfort, ardente devoto di Maria Santissima
Nella Basilica di San Pietro, tra le statue dei Fondatori degli ordini religiosi, si trova una splendida raffigurazione di questo santo combattivo che calpesta la testa del diavolo, il quale tenta di strappare il “Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine”.

Foto: Gustavo Kralj
Redazione (12/07/2026 15:51, Gaudium Press) San Luigi Maria Grignion de Montfort nacque nel 1673 nella città di Montfort-La-Cane, in Vandea, nella Francia occidentale. I suoi genitori ebbero 18 figli, e lui era il secondo.
All’età di dodici anni, suo padre, che era notaio, lo mandò al collegio dei gesuiti di Rennes, dove studiò lettere classiche. Lì progredì notevolmente nelle virtù e nella devozione alla Madonna, e aggiunse il nome «Maria» al proprio.
Nel 1695, con il desiderio di diventare sacerdote, si trasferì a Parigi ed entrò nel Seminario di San Sulpizio. Grazie alle sue notevoli capacità intellettuali, iniziò a frequentare l’Università della Sorbona, ma dopo alcuni mesi si ammalò. Una volta guarito, non volle più tornare lì poiché molti professori sostenevano eresie. Poiché gli era stata sospesa la borsa di studio che riceveva, iniziò a mendicare.
Dopo cinque anni di studi fu ordinato sacerdote, all’età di 27 anni, e venne destinato a Poitiers – nella Francia centro-occidentale – come cappellano dell’Ospedale Generale e di un castello messo a disposizione da una coppia di nobili per curare i malati.
Il Papa gli conferì il titolo di Missionario Apostolico
Svolse missioni tra la gente comune, ma incontrò l’opposizione di alcuni vescovi contaminati dall’eresia. Al fine di ottenere il sostegno della Santa Sede per il proprio apostolato, nel 1706 si recò a piedi fino a Roma, dove fu ricevuto da Clemente XI, al quale espose il proprio desiderio di diventare apostolo in Oriente. Dopo avergli ordinato di rimanere in Francia e di combattere il giansenismo, il Papa gli conferì il titolo di Missionario Apostolico.
Tornato in patria, celebrò la Messa nell’Abbazia situata sulla cima del Monte San Michele, in onore del Principe delle milizie celesti che, in Cielo, vinse la battaglia contro gli angeli ribelli, che divennero demoni. A lui chiese la forza di lottare con ardore contro gli eretici e per la santificazione dei fedeli cattolici.
Per svolgere le sue missioni tra la gente, si recò in diverse città della Francia, ma tutti i vescovi gli proibirono di predicare, ad eccezione di due della regione occidentale. In un’occasione, trovò alloggio in un convento dove gli fu offerto un po’ di cibo. Dopo essersi allontanato da quel luogo, affermò: «Non avrei mai pensato che fosse possibile, in una casa di sacerdoti, maltrattare così un sacerdote!»[1]
Il vero artefice della guerra della Vandea
Oltre alle omelie sulla devozione alla Madonna e sull’amore per la Croce, insegnava alla gente a cantare brani da lui stesso composti. Questi canti venivano intonati fino a poco tempo fa dai contadini delle regioni da lui evangelizzate, soprattutto nella Vandea, nella Francia occidentale.
«Il vero artefice della guerra della Vandea fu proprio lui, poiché se quella regione si ribellò contro i crimini della Rivoluzione francese, ciò fu dovuto al fatto che era stata quella che più aveva conservato il fervore religioso, grazie alla predicazione di San Luigi Grignion. La storia della Francia e del mondo sarebbe stata diversa se non ci fosse stata la guerra della Vandea».[2]
Ammirevolmente combattivo, San Luigi scrisse nel suo libro «Amore per la Saggezza eterna»: la Saggezza «non accoglie alcun soldato che non la prenda come arma per difendersi, attaccare, abbattere e schiacciare tutti i suoi nemici».[3]
Infatti una volta, mentre camminava per le strade di una città, vide alcuni ragazzi rivolgere parole indecenti ad alcune ragazze che stavano andando a lavare i panni. Estrasse dalla cintura la frusta con cui si disciplinava sempre e frustò i lombi di quegli impuri con tale forza che essi fuggirono.[4]
La sua statua fu collocata nella Basilica di San Pietro
Al fine di accrescere nel popolo l’amore per la Croce, fece costruire a Pontchâteau – nella Francia occidentale – una collina artificiale sormontata da tre croci. Alla vigilia della sua solenne inaugurazione, quel monumento fu raso al suolo per ordine del re Luigi XIV.
Il vescovo di La Rochelle lo accolse nell’omonima città, dove il Santo scrisse il «Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine», il suo capolavoro.
Uomo robusto, iniziò ad avvertire alcuni dolori, ma comunque si recò a Saint-Laurent-sur-Sèvre, nella Vandea, dove avrebbe avviato una missione apostolica. La sua salute peggiorò rapidamente e morì il 28 aprile 1716, all’età di 43 anni. Si dice che sia stato avvelenato.
Pio XII lo canonizzò nel 1947. Nella Basilica di San Pietro, nella galleria dei Fondatori, si trova una bella immagine di San Luigi Maria che calpesta la testa del demonio, il quale tenta di strappare il «Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine».
Trattato in cui «ogni parola, ogni lettera è un tesoro»
Riguardo al «Trattato», il dottor Plinio Corrêa de Oliveira ha formulato innumerevoli commenti che sintetizziamo di seguito:
In questo libro «ogni parola, ogni lettera è un tesoro». San Luigi Grignion de Montfort espone in cosa consiste la perfetta devozione dei fedeli a Nostra Signora, la schiavitù d’amore dei veri cattolici verso la Regina del Cielo. Mostra il ruolo fondamentale della Madre di Dio nel Corpo Mistico di Cristo e nella vita spirituale di ogni cristiano. Insegna a vivere la nostra vita spirituale in armonia con queste verità. Ci introduce in un processo così sublime, così dolce, così assolutamente meraviglioso e perfetto di unione con la Santissima Maria, che nulla nella letteratura cristiana di tutti i secoli lo supera sotto questo aspetto.
Questa devozione, che unisce il mondo a Nostra Signora, lo unirà a Dio. Il giorno in cui gli uomini conosceranno, apprezzeranno e vivranno questa devozione, la Santissima Vergine regnerà in tutti i cuori e la faccia della Terra sarà rinnovata. [5]
A conclusione del suo “Trattato” San Luigi scrisse un’ardente supplica a Dio, nota come “Preghiera ardente”, nella quale afferma, ad esempio:
«Fiumi di iniquità inondano tutta la Terra e trascinano con sé persino i vostri servi; l’intera Terra è desolata; l’empietà siede su un trono; il vostro Santuario è profanato e l’abominio è penetrato persino nel luogo santo».
E supplica il Creatore di inviare «schiavi del Vostro amore e della Vostra volontà: uomini secondo il Vostro cuore che, senza una volontà propria che li macchi e li fermi, eseguano tutti i Vostri desideri e abbattano tutti i Vostri nemici, come nuovi Davide con il bastone della croce e la fionda del santissimo Rosario nelle mani». [6]
Di Paulo Francisco Martos
Nozioni di Storia della Chiesa
[1] CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Fiducia nella vittoria. In Dr. Plinio. San Paolo. Anno XXIV, n. 282 (settembre 2021), p. 24.
[2] Idem, ibidem, p. 25.
[3] SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Opere complete. Parigi: Éditions du Seuil. 1966, pp. 216-217.
[4] Cfr. DANIEL-ROPS, Henri. La Chiesa nei tempi classici (I). San Paolo: Quadrante. 2000, vol. VI, p. 299.
[5] Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. O Legionário, San Paolo. 21-10-1945.
[6] SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine. Petrópolis: Vozes. 8ª ed. 1974, pp. 303-304.




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