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Udienza Generale: ” il rito nella liturgia ci fa gustare la presenza di Dio”

Nella sua catechesi il Pontefice spiega la necessità del rito all’interno della liturgia

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Foto: Vatican Media

Redazione (03/06/2026 15:59, Gaudium Press) Oggi 3 maggio in Piazza San Pietro, per l’Udienza Generale, il Papa ha proseguito la sua riflessione sulla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium.

Questa terza catechesi ha avuto al suo centro la meditazione su tre punti fondamentali: il rito, il segno, il simbolo.

Il rito non va inteso – dice il Pontefice- come un mero rivestimento esteriore del Mistero Sacramentale, ma concretizza il Mysterium fidei e nei fedeli che vi assistono, non come semplici spettatori, genera la sensibilità spirituale a gustare la presenza di Dio. Attraverso il rito la comunità si ritrova nella condivisione di  ”una sequenza di gesti e di preghiere” che vuole interrompere le nostre attività frenetiche e portarci a fare “un’altra esperienza del tempo e dello spazio”.

“Attraverso il sacro rito veniamo così formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede”.

Leone XIV invita “ a lasciarsi educare dalla liturgia” e quindi alla cura di essa , alla bellezza delle celebrazioni, impegnandosi in un’autentica mistagogia e nella sua catechesi esplicativa.

Il rito è intessuto –aggiunge- da segni e simboli.

Il segno

“Emblematico è il segno dell’acqua: dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione.” E il segno può diventare simbolico nel momento in cui rappresenta “un intero sistema di valori”, come l’aspersione dell’acqua benedetta richiama il Battesimo e il suo significato.

Il simbolo

Sono simboli inginocchiarsi, scambiare un segno di pace, ma assumono- dice Leone XIV- “ una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali”.

Il Pontefice conclude citando Papa Francesco e Romano Guardini il “primo compito” per l’uomo è “diventare nuovamente capace di simboli”.

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