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Udienza Generale : la Chiesa sempre cammina verso la Patria celeste

Proseguendo il suo ciclo di catechesi sulla rilettura della costituzione dogmatica Lumen Gentium, Leone XIV ha approfondito, questo mercoledì, durante l’udienza generale, la dimensione escatologica della Chiesa.

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Foto: Vatican Media

Redazione (06/05/2026 19:48, Gaudium Press) Durante l’udienza generale di questo mercoledì, Papa Leone XIV ha proseguito il ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, approfondendo la riflessione sulla Costituzione dogmatica Lumen Gentium, con particolare attenzione al capitolo VII, che tratta della dimensione escatologica della Chiesa.

Alla presenza di migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro, nonostante il tempo instabile, il Santo Padre ha ricordato che la Chiesa «cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste». Si tratta di una dimensione essenziale della vita cristiana . ha proseguito.-che però «spesso trascuriamo o minimizziamo», perché siamo eccessivamente concentrati «su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche concrete della comunità cristiana».

Il Popolo di Dio in cammino verso il Regno

Citando la Lumen Gentium, il Papa ha ricordato che la Chiesa è il «Popolo di Dio in cammino nella storia», la cui meta finale è il Regno di Dio. Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, giustizia e pace. Per questo i cristiani sono chiamati a considerare «la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo» e a valutare ogni cosa alla luce di questa prospettiva finale.

«La Chiesa vive nella storia al servizio della venuta del Regno di Dio nel mondo», ha affermato il Pontefice. Essa annuncia la promessa della salvezza, ne riceve una garanzia nella celebrazione dei Sacramenti — specialmente nell’Eucaristia — e vive questa logica nelle relazioni di amore e di servizio al prossimo.

Tra il «già» e il «non ancora»

Il Papa ha spiegato che la Chiesa è «sacramento universale di salvezza», cioè segno e strumento della pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Tuttavia, essa «non annuncia se stessa»: tutto in essa deve rimandare alla salvezza in Cristo. Così, «i credenti in Cristo camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene, ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza lasciarsi illudere né disperare; vivono orientati dalla promessa» ricevuta da Gesù.

La missione della Chiesa si realizza proprio tra il «già» — il Regno iniziato in Gesù — e il «non ancora» — la piena realizzazione che attendiamo. «Essa è custode di una speranza che illumina il cammino», ha detto Leone XIV, sottolineando che «la Chiesa deve pronunciare parole chiare per respingere tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo, e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di quanti soffrono nel corpo e nello spirito».

Una Chiesa in continua conversione

Riconoscendo la fragilità umana, il Papa ha ricordato che nessuna istituzione ecclesiale può essere assolutizzata. Tutte recano «il segno transitorio di questo mondo» e, per questo, sono chiamate a una conversione continua, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, nonché alla costante rigenerazione delle relazioni, affinché corrispondano fedelmente alla loro missione.

La comunione dei santi

Concludendo la catechesi, Leone XIV ha sottolineato la profonda comunione che unisce la Chiesa terrena e la Chiesa celeste. «Tutti i cristiani formano un’unica Chiesa», ha ricordato, sottolineando la «comunione dei santi che si sperimenta in modo particolare nella liturgia».

«Pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, anche noi siamo sostenuti nel cammino e rafforzati nell’adorazione di Dio», ha affermato.

Il Papa ha concluso chiedendo ai fedeli di essere grati ai Padri conciliari per aver ricordato questa dimensione «così importante e così bella dell’essere cristiani e di cercare di coltivarla nella nostra vita».

 

 

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