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Udienza Generale: la riforma della liturgia perché i fedeli non siano “muti spettatori”

La catechesi sulla riforma della liturgia nella Costituzione Sacrosanctum Concilium

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Redazione (26/08/2026 16:04, Gaudium Press) Ultima catechesi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, quella di questo mercoledì 26 agosto, all’Udienza Generale nella basilica di San Pietro.

Leone XIV si sofferma sulle ragioni della riforma della liturgia avvenuta a partire dal Concilio Vaticano II. “La liturgia – ha detto il Pontefice- essendo una realtà viva è sempre stata soggetta, lungo i secoli, a sviluppi e cambiamenti”. Già il Cardinale Montini, il futuro Papa San Paolo VI, credeva fermamente nella necessità di una riforma che consentisse ai fedeli di non sentirsi più estranei o “semplici spettatori” nella celebrazione.

L’articolo 48 della Costituzione Conciliare

Leone cita a tale proposito l’art.48 della Costituzione che conferma tale indicazione. «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino a offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro».

Proprio perché i gesti e le parole della sacra liturgia-dice il Papa- sono decisivi per vivere la relazione con Dio, la partecipazione dei fedeli deve essere consapevole.

Parti immutabili e parti suscettibili di cambiamento

Leone XIV ricorda come nei secoli la liturgia, nelle sue espressioni, ha subito dei cambiamenti necessari per adattarsi alle epoche e alle varie situazioni, ma sempre tenendo conto che esistono delle parti immutabili di essa perché di “ istituzione divina” e di altre che risulta possibile cambiare “ suscettibili di cambiamento”, che nel corso dei tempi “possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee”.

La retta comprensione della riforma conciliare

Leone però precisa che nell’ iter della riforma conciliare è necessaria “La sua retta comprensione” che “permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa”.

Tutto ciò si realizza con l’impegno da parte dei sacerdoti e dei vescovi, e il Pontefice chiarisce che «le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento dell’unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano» (Sacrosanctum Concilium n. 26).

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