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Ungheria: i parlamentari presteranno giuramento sulla Sacra Corona di Santo Stefano

Dopo un secolo, i parlamentari ungheresi presteranno giuramento sulla Sacra Corona. Questa iniziativa, promossa congiuntamente dal nuovo primo ministro e da altri partiti, rappresenta un forte segnale di ritorno alle radici storiche e cattoliche del Paese.

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Foto: Wikipedia

Redazione (22/04/2026 17:29, Gaudium Press) Contrariamente alle aspettative di molti osservatori europei, il nuovo Parlamento ungherese, risultato delle elezioni dello scorso 12 aprile, inizierà la sua attività in modo decisamente tradizionale.

Invece di una rapida svolta verso un modello più “europeista” e meno centrato sull’identità nazionale, il Paese riafferma le sue radici monarchiche e cattoliche.

La sconfitta di Viktor Orbán, dopo 16 anni al potere, e la schiacciante vittoria di Péter Magyar (leader del partito Tisza) avevano suscitato a Bruxelles la speranza che l’Ungheria si allineasse maggiormente alle politiche dell’Unione Europea. Invece, le prime decisioni del nuovo governo indicano il contrario. Magyar si è dimostrato molto più vicino a Orbán di quanto ci si aspettasse: ha suggerito che lo stesso Orbán potrebbe essere un buon successore di Ursula von der Leyen alla Commissione europea, ha difeso il proseguimento delle buone relazioni con la Russia e, insieme a tutti i partiti rappresentati in Parlamento (Tisza, Fidesz-KDNP e il nazionalista Mi Hazánk), ha concordato che i parlamentari presteranno giuramento davanti alla Santa Corona di Santo Stefano.

La proposta del giuramento è venuta dal partito nazionalista ed euroscettico Mi Hazánk (La nostra Patria) ed è stata accettata sia dal Tisza di Magyar che dal Fidesz di Orbán. Per la prima volta dopo più di un secolo, i deputati ungheresi presteranno fedeltà, prima di tutto, alla Corona — simbolo supremo della nazione.

Un simbolo millenario di identità nazionale e fede cattolica

Questa decisione non è una mera formalità. La Corona è profondamente legata all’identità ungherese e al suo retaggio cattolico. Fu un dono di Papa Silvestro II al re Santo Stefano, primo monarca cristiano d’Ungheria, in occasione della sua incoronazione nell’anno 1000. Secondo la tradizione, Santo Stefano offrì la sua corona alla Vergine Maria (sotto l’invocazione di Nagyboldogasszony, l’Assunta), che da allora è venerata come Regina Hungariae — Regina d’Ungheria.

Nel corso dei secoli, praticamente tutti i re ungheresi sono stati incoronati con essa, dal 1000 fino al 1916, quando Carlo I d’Austria (IV d’Ungheria), ultimo imperatore dell’Impero austro-ungarico, salì al trono. La Corona è vista non solo come un oggetto storico, ma come l’autentica depositaria del potere reale. Tant’è che i tre re che non sono stati incoronati con essa non sono considerati legittimi da molti ungheresi, essendo la Corona stessa la vera detentrice del potere reale, che viene esercitato solo temporaneamente da ciascun monarca.

L’Impero austro-ungarico fu sciolto nel 1918, dopo la Prima guerra mondiale. Successivamente, al termine della Seconda guerra mondiale, la monarchia fu ufficialmente abolita e la corona finì nelle mani degli Stati Uniti, che non vollero consegnarla all’Ungheria dominata dai sovietici. Ritornò nel paese magiaro solo nel 1978.

Resistenza alla dissoluzione nell’UE

Il ritorno del giuramento davanti alla Corona è interpretato come un forte segnale simbolico: l’Ungheria non intende dissolversi in un’Unione Europea transnazionale, trasformata in uno spazio di “cittadini economici intercambiabili” senza radici storiche o nazionali.

Per molti, questo gesto rappresenta anche una possibile resistenza alla globalizzazione postmoderna e potrebbe, in futuro, segnalare un ritorno più consapevole alle radici cattoliche del Paese. Mentre la retorica elettorale di Magyar lo obbligava a differenziarsi da Orbán, nella pratica egli ha mantenuto posizioni pragmatiche nei confronti della Russia e della difesa dell’identità nazionale.

Il nuovo Parlamento ungherese, che dovrebbe insediarsi intorno al 9 maggio 2026, inizia così la sua legislatura con un atto carico di significato storico. Invece di rompere radicalmente con il passato, l’Ungheria ha scelto di riconnettersi con le sue origini più profonde — quelle che, per gli ungheresi, precedono di mille anni le istituzioni di Bruxelles.

Con informazioni da Infocatólica

 

 

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