Vaticano: sono solo sette gli ordini cavallereschi riconosciuti
In una nota ufficiale, la Segreteria di Stato conferma che la Santa Sede riconosce e affianca, oltre ai propri ordini cavallereschi pontifici, solo il Sovrano Ordine di Malta e l’Ordine Cavalleresco del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Foto: Wikipedia
Redazione (12/10/2026 15:44, Gaudium Press) Il 10 ottobre, la Segreteria di Stato della Santa Sede ha rilasciato una precisazione ufficiale sulla propria posizione in merito agli ordini cavallereschi, in particolare a quelli dedicati ai santi o che utilizzano titoli sacri. Il comunicato ribadisce un orientamento già noto e chiarisce che il prestigio di mantelli con croci, spade cerimoniali e titoli di cavaliere o commendatore non equivale, di per sé, a un riconoscimento ecclesiastico.
Il testo inizia elencando le onorificenze che dipendono direttamente dall’autorità pontificia. Sono cinque gli ordini cavallereschi propri della Santa Sede: l’Ordine Supremo di Cristo, l’Ordine dello Sperone d’Oro, l’Ordine Piana, l’Ordine di San Gregorio Magno e l’Ordine di San Silvestro Papa. Oltre a queste, la Chiesa riconosce e accompagna solo due istituzioni: il Sovrano Ordine di Malta (ufficialmente Sovrano Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta) e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il primo, erede della tradizione ospedaliera, si dedica ad opere caritative e umanitarie su scala internazionale. La seconda sostiene in modo particolare le comunità cristiane e le istituzioni cattoliche in Terra Santa.
Per quanto riguarda tutte le altre, la posizione è categorica. Come recita il comunicato ufficiale: «Tutti gli altri ordini cavallereschi – di recente istituzione o che si dichiarano derivati da ordini medievali – non sono riconosciuti dalla Santa Sede, la quale non è in grado di garantirne la legittimità storica e giuridica, le finalità e i sistemi organizzativi». Ciò significa che il Vaticano non si assume alcuna responsabilità in merito all’autenticità storica, agli obiettivi né alla struttura di tali associazioni, anche quando queste rivendicano un’antica discendenza o svolgono legittime attività caritative.
Il chiarimento affronta inoltre un punto delicato: il valore dei diplomi e delle insegne. La Santa Sede «conferma di non attribuire alcun valore ai diplomi di cavalleria e alle relative insegne rilasciati da associazioni non riconosciute». Ricevere un titolo di cavaliere, commendatore o gran croce nel corso di una cerimonia solenne, pertanto, non conferisce alcuna distinzione pontificia. Si tratta di un gesto interno all’associazione, privo di effetto canonico.
Il passaggio più incisivo del documento riguarda l’uso dei luoghi sacri. Al fine di evitare equivoci «purtroppo possibili, anche a causa del rilascio illecito di documenti e dell’uso improprio di luoghi sacri», e per impedire abusi che finiscono per danneggiare persone in buona fede, la Santa Sede ritiene «inappropriato l’utilizzo di chiese e cappelle per le cosiddette “cerimonie di investitura”». Una chiesa o una cappella non è una cornice prestigiosa da prestare per conferire un’apparenza di ufficialità a una cerimonia privata. È uno spazio consacrato al culto divino, il cui utilizzo deve rispettarne la dignità e la finalità.
La presenza di un sacerdote o l’autorizzazione di un parroco o di un rettore di santuario, per quanto ben intenzionata possa essere, non equivale a un riconoscimento da parte della Santa Sede. La nota, pertanto, funge anche da orientamento per le diocesi, i parroci e i responsabili dei luoghi di culto, che spesso ricevono richieste di ospitare questo tipo di cerimonia.
Il documento non condanna l’ideale cavalleresco cristiano, storicamente legato al servizio, alla fedeltà, alla protezione dei più deboli e alla difesa della fede. Ciò che la Segreteria di Stato respinge è l’utilizzo di tale ideale per rivendicare un’autorità religiosa che di fatto non esiste. Ribadendo una posizione già nota, il Vaticano intende proteggere i fedeli da confusioni e da possibili abusi. Il prestigio di una croce, di un mantello o di una genealogia medievale non sostituisce l’autentico riconoscimento dell’autorità ecclesiastica.




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